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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Letta: la seconda rata Imu non si paga. «Difficile trovare le coperture, fra me e Saccomanni non c’è alcun dissenso»
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    Letta: la seconda rata Imu non si paga. «Difficile trovare le coperture, fra me e Saccomanni non c’è alcun dissenso»

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche9 Novembre 2013Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Il premier: «Il ministro ha detto quello che ho detto io e che il governo ha deciso» Brunetta: «Saccomanni fa male al Paese»

    Dal punto di vista politico, la decisione è assunta. Enrico Letta, al termine del Consiglio dei ministri, riassume così i termini di una questione che tra annunci, smentite e faticose coperture si trascina di fatto da sei mesi: «Le famiglie italiane non pagheranno la seconda e terza rata Imu 2013. Non c’è da montare nessuna ulteriore polemica». Esattamente quanto due giorni fa ha sostenuto il vice premier Angelino Alfano e con lui, all’unisono, i ministri e i capigruppo del Pdl.

    La polemica cui fa riferimento il presidente del Consiglio si è ingenerata attorno alle ultimissime affermazioni del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni: l’abolizione anche della seconda rata dell’Imu sulla prima casa costa 2,4 miliardi. Non sarà facile trovare le coperture e tuttavia il governo è al lavoro per individuare la soluzione più idonea. Letta tronca ogni ulteriore polemica sull’argomento: «Si è creato un cortocircuito mediatico legato alle frasi del ministro Saccomanni sull’Imu, poi usate per polemiche. Il ministro ha detto tutto quello che ho detto io e che il governo ha deciso». La conclusione del ragionamento è che sul tema Imu non vi è nulla altro da aggiungere: «Ogni tema è occasione per terremoti politici. Le mie parole sono secche e ultimative per evitare incomprensioni e cortocircuiti».

    Lo stesso Letta ammette che l’individuazione della copertura, soprattutto in questa fase finale dell’anno in cui di fatto sono preclusi interventi sulla spesa, è tutt’altro che agevole. «Stiamo arrivando a conclusione», assicura, e dunque è lecito attendersi che il relativo provvedimento sarà varato in tempo utile. Si ipotizza il 20 novembre come data possibile per il via libera al decreto.

    «Non ne abbiamo mai dubitato, la cosa peggiore per qualsiasi governo è di dire formalmente che un provvedimento si farà e poi non farlo, perché questo crea disaffezione», commenta con soddisfazione il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Ma il capogruppo alla Camera Renato Brunetta non rinuncia alla polemica: «Come avevamo previsto, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, che è uomo 7 L’ultimo comma dell’articolo 81 della Costituzione recita: «Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte». Le leggi devono sempre indicare con quali mezzi fare fronte finanziariamente a eventuali maggiori spese. Nel caso dell’Imu bisogna trovare la copertura al taglio di un’imposta. d’onore, ha smentito il ministro dell’Economia. Saccomanni fa male a se stesso e al paese». Ora l’attenzione politica si sposta sulle coperture e già da varie parti, soprattutto dal Pdl, giunge l’invito al governo a non percorrere la strada dell’ulteriore aumento degli acconti Ires a carico di banche e assicurazioni e al ritocco della tassazione sulle rendite finanziarie.

    Commenti politici a parte, è del tutto evidente che l’individuazione a fine anno delle nuove coperture (in ballo vi è anche una parte di mancato gettito della minisanatoria per i proprietari di slot machine) restringe ancor più i già scarsi margini a disposizione per rafforzare la dote finanziaria della legge di stabilità. Anche perché occorre monitorare day by day l’andamento dei conti pubblici per l’anno in corso. Poiché la stima di deficit prevista dal Governo e condivisa da Bruxelles è del 3% del Pil, ogni copertura aggiuntiva per l’anno in corso va calibrata al millimetro. Di certo – questa la linea del Governo – non si può rischiare di finire nuovamente, e per pochi decimali, nel girone dei paesi sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo, perdendo con ciò i pur limitati spazi sul fronte degli investimenti cofinanziati dall’Unione europea.

    Di rientro da Dublino, Letta chiarisce anche il senso della battuta riportata dal quotidiano irlandese Irish Times: «Palle di acciaio? Sono rimasto allibito. Si tratta di una frase che non ho mai detto. È un errore di traduzione da una frase idiomatica in inglese»

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