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Letta: una manovra equa, bisogna saper dire dei no. «Quella dei sindacati è una risposta precipitosa»

Il segreto del buon governare è saper dire anche dei “no”. Enrico Letta, nelle ore in cui attorno alla Legge di stabilità si concentranole manovretra i partiti e nei partiti della maggioranza, sceglie il Forum dell’agenda digitale di Confindustria per mettere le mani avanti alla vigilia dell’avvio parlamentare della manovra.

«In questi mesi di governo – dice il premier ricordando che si è trattato di 6 mesi non semplicissimi e non banalissimi in cui se ne sono viste di cotte e di crude – ho imparato che si blocca tutto quando non si scioglie alla radice il problema dei cosiddetti concerti, quando non si riesce a dire “no” a un ministero. La primacosa è quella di stilare le priorità e dire chi comanda. Meno concerti ci sono e più una cosa funziona. Bisogna stabilire le gerarchie, chi comanda. Questo per la pubblica amministrazione è il più grande dei problemi. Meno concerti ci sono, più le cose funzionano, Bisogna dire conchiarezza chi comanda: in prima, seconda e terza battuta». In questa chiave la stessa digitalizzazione della pubblica amministrazione può avere un ruolo importante: «Più passi avanti facciamo nella riforma dello Stato più abbattiamo le intermediazioni che bloccano, perché creano elementi di discrezionalità. E più discrezionalità c’è – aggiunge rivolgendosi alla platea di imprenditori – più il vostro lavoro diventa complicato».

Un avviso ai naviganti, dunque. Perchéle modifiche delParlamento devono avvenire senza stravolgere l’impianto della manovrae soprattutto a saldi invariati. Avviso rafforzato nelle stesse ore dal segretario del Pd Guglielmo Epifani, quasi sempre in piena sintonia con il premier: «Bisogna evitare la somma delle richieste e l’inconcludenza dei risultati e scegliere le cose che fannobene al Paese». In serata, intervistato da Lilli Gruber a Otto e mezzo, Letta ribadisce quella varata dal suo governo è una Legge di stabilità che non taglia la sanità e non aumenta le tasse, anzi con l’intervento di 10,6 miliardi in 3 anni sul cuneo fiscale inverte la tendenza e comincia ad abbassarle. «Le tasse sono aumentate di 36 miliardi nel 2012 e di 43 nel 2013 – dice il premier –. Se i sindacati scioperano ora che restituiamo ai cittadini 5 miliardi, che cosa avrebbero dovuto fare negli anni scorsi?». Certo, i sindacati fanno il loro mestiere. Ma la scelta annunciata ieri è «una risposta precipitosa». Quanto ai presunti 14 euro in più in busta paga che gli italiani avrebbero dal taglio del cuneo fiscale, Letta alza un po’ i toni – ed è l’unico momento durante l’intervista televisiva – parlando di «operazione mediatica fasulla montata ad arte da chi ci vuol male». La cifra 14 euro, ricorda il premier, non è scritta da nessuna parte e sarà compito del Parlamento individuare come distribuire i 5 miliardi. «Io priviligerei i lavoratorial di sotto dei 40mila euro e con figli a carico, in questo caso il vantaggio in busta paga sarebbe ben superiore a 14 euro». Altra notizia fasulla immessa nel circuito mediatico – ricorda Letta, che ammette in questo senso di non essere «un buon comunicatore» – è che la service tax sarà solo un’Imu camuffata per pagare più di prima. «La servicetax – èl’impegno che prende il premier – sarà inferiore a quanto è oggi la somma di Imu e Tares».

Da una parte il Pd in fibrillazione per il congresso e il chiarimento intervenuto con il viceministro Stefano Fassina, che ha avuto l’assicurazionedi una maggiorecollegialità in politica economica (ma Letta non vuole assolutamente sentir parlare di “cabina di regia”, così come di “rimpasto” chiesto dal Pdl); dall’altra il caso Mario Monti, che si è dimesso da Scelta civica anche sulla scia della critiche alle manovra. L’ex premier ha parlato di un governo Letta–Brunetta per indicare la subalternità al Pdl. Parole che certamente non hanno fatto piacere a Letta, che in tv liquida con pocheparole l’argomento Monti: «Non condivido queste critiche, ma l’ultima cosa che voglio fare è infilarmi in polemiche che non hanno a che fare con cose concrete». Ad ogni modo un incontro ci sarà, ha detto lo stesso Letta. Forse già oggi in Senato, dove il premier andrà nel pomeriggio a illustrare i temi del Consiglio Uedi giovedì e venerdì: Agenda digitale europea e immigrazione clandestina (argomenti al centro ieri di un vertice con il premier greco Antonis Samaras). Quanto a Berlusconi, Letta va avanti per sua strada ribadendo che la questione decadenza non c’entra con il governo, e ripete: «È la fine del ventennio berlusconiano? L’ho detto e lo penso». Quanto alle scintille che potrebbero venire dal quasi nuovo segretario del Pd Matteo Renzi, Letta si mostra tranquillo: «Lo conosco comeunapersonaseria, sa che c’è bisogno di stabilità e di ricostruire il campo da gioco per il dopo».

Il Sole 24 Ore – 22 ottobre 2013 

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