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L’Europa pronta a sorpassare gli Usa nell’export di grano. Quest’anno raccolti e vendite da primato

L’Unione europea si avvia a sottrarre agli Stati Uniti lo scettro di primo esportatore mondiale di grano. Aiutati da un clima favorevole, i coltivatori del Vecchio continente stanno godendo del raccolto più generoso dal 2008. Le stime appena aggiornate di Stratégie Grains parlano di 139,4 milioni di tonnellate di grano tenero, 2 milioni in più rispetto a quanto si prevedeva un mese fa, perché nel frattempo le piogge abbondanti hanno migliorato le rese, con la sola eccezione di Spagna e Croazia.

La produzione dovrebbe così superare del 3% quella della passata stagione, che già era andata piuttosto bene. L’unico neo riguarda il grano duro, di cui l’Italia è forte produttore e consumatore, poiché è la qualità utilizzata per la pasta: in questo caso il raccolto della Ue-28 è atteso in calo del 5% a 7,6 milioni di tonnellate.

Già da mesi, intanto, anche l’export di frumento sta andando a gonfie vele. Bruxelles questa settimana ha concesso licenze per altre 348mila tonnellate, portando il totale per la stagione 2013-14, che si concluderà a fine mese, a 27,5 milioni di tonnellate: un record storico che supera ampiamente il precedente picco di 22 milioni di tonnellate nel 2008-09.

Gli Usa ancora per quest’anno dovrebbero restare sul podio: l’ultima previsione del dipartimento per l’Agricoltura (Usda) è per un export di 32 milioni di tonnellate. La stessa Usda però anticipa un crollo a 25,2 milioni di tonnellate per il 2014-15, mentre per l’Europa prevede un nuovo eccellente risultato, anche se un po’ inferiore rispetto a quest’anno: 28 milioni di tonnellate.

Oltre Oceano gli agricoltori hanno sperimentato qualche problema meteorologico, ma soprattutto stanno snobbando sempre di più il grano a favore di mais e soia, più facili da coltivare e più redditizi, grazie ai grandi progressi delle tecnologie Ogm, che negli Usa sono ammesse e utilizzate in misura crescente. Il declino degli americani come esportatori di grano non è un fatto recente, ma un processo graduale iniziato fin dagli anni ’80, quando vendevano all’estero ben più di oggi (il massimo raggiunto è di 48 milioni di tonellate).

Gli europei – con Francia e Germania, i maggiori produttori, in testa – di recente hanno adottato politiche commerciali più aggressive, rafforzando la presenza nei mercati nordafricani e mediorientali a scapito degli Usa, che anche a causa dei maggiori costi di trasporto non riescono più ad essere competitivi in Paesi grandi importatori, che pure un tempo riuscivano a raggiungere, come l’Egitto o la Giordania. Le tensioni con l’Iran hanno inoltre eliminato un altro potenziale cliente degli Usa. Recuperare per Washington sarà difficile. La concorrenza si sta ora spostando anche sui mercati asiatici e arriva sempre più forte non solo dalla Ue, ma anche dai Paesi ex sovietici, ben posizionati per servirla, come Russia e Ucraina.

Il Sole 24 Ore – 21 giugno 2014 

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