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Liguria, la legge sui primari rompe il Pd. Burlando toglie l’esclusiva. Caos a sinistra. Norma approvata coi voti di Fi. No dell’assessore regionale alla Sanità, Montaldo

di Giovanni Bucchi. Non c’è pace per il Pd ligure. Dopo le primarie regionali vinte da Raffaella Paita e costate l’addio polemico dello sconfitto Sergio Cofferati, il partito fa ora i conti con una nuova grana interna. A surriscaldarsi questa volta è il fronte sanitario, la fetta più importante nel bilancio della Regione. E tutto ciò a meno di tre mesi dalle elezioni.

La settimana scorsa è stata approvata la nuova legge regionale che consente ai primari degli ospedali pubblici della Liguria di svolgere attività privata libero-professionale extramoenia, cioè fuori dalle mura del servizio sanitario. Addio quindi al contratto di esclusiva, niente più obbligo di fare visite e operazioni in privato dentro le strutture pubbliche e a condizioni stabilite dalle varie Ausl. I primari potranno gettarsi nella mischia del libero mercato delle cliniche e degli ambulatori. Il governatore uscente Claudio Burlando è convinto di «richiamare qui le le professionalità migliori, concedendo loro la possibilità di svolgere l’attività ambulatoriale privatamente»; non bastasse, a suo dire la nuova legge permette anche di «ridurre le liste d’attesa».

Il problema è che lo sguinzagliamento dei primari nel privato ha creato l’ennesima frattura nel Pd ligure. La legge è stata fortemente avversata dall’assessore regionale alla Sanità e vicepresidente della giunta, Claudio Montaldo. Durissime le sue parole, pronunciate per giustificare il voto contrario a quella che ritiene «una legge coerente all’impostazione del centrodestra, che non è quella della nostra gente». E forse qualche ragione Montaldo ce l’ha, se è vero che proprio da Forza Italia è arrivato il voto favorevole col capogruppo Marco Melgrati. «È un regalo fatto a chi ha più potere – ha tuonato l’assessore -. Con i contratti di esclusiva che ci sono ora si intensifica il rapporto tra il medico e la sua azienda sanitaria: il primario non può fare quello che vuole». E invece in futuro potrà, almeno in Liguria, come già succede in Piemonte; così ha voluto il Pd burlandian-paitiano in accordo con i berlusconiani.

Dalla giunta è arrivato anche il voto contrario dell’assessore al Bilancio, Pippo Rossetti, mentre dai banchi del Pd hanno espresso il loro no i consiglieri Franco Bonello e Antonino Oliveri. Tutto inutile però, Burlando ha voluto tirare dritto. E per rispedire al mittente le critiche, ha sciorinato i dati (disastrosi) sulla sanità regionale, in particolare sui pazienti che escono dalla Liguria per farsi curare (in aumento) e quelli che invece vi arrivano da altre Regioni (in calo): si è passati dal saldo negativo, in termini di danno economico, di 8,97 milioni di euro nel 2003 a quello, sempre in rosso, di 59,81 milioni nel 2013. Segno che la gente non vuole più rivolgersi alle strutture pubbliche liguri perché non le ritiene di qualità sufficiente. Da qui l’idea di mantenere o richiamare i migliori professionisti dandogli la possibilità di svolgere attività libero-professionale pure extramoenia.

Secca bocciatura alla nuova legge è arrivata anche dal sindaco di Genova, Marco Doria, che ha parlato di una norma «profondamente sbagliata».

ItaliaOggi – 24 febbraio 2015

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