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«Imu, stop difficile ma si può fare». Saccomanni: si riducono le opzioni disponibili. La Ue rivede il giudizio sui nostri conti

Palazzo Chigi: la Ue ribadisce la salute dei nostri conti. «Tutto previsto, non c’è nessuna scure che si abbatte su di noi. L’Opa? Interverremo, ma quando saremo pronti»

«Non c’è nessuna scure di Bruxelles che si abbatte su di noi». Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni colto dalle pessimistiche previsioni della Commissione Ue nel bel mezzo di una complessa operazione di marketing per “piazzare” l’Italia nel cuore degli investitori della City, replica e contrattacca. Difende le analisi del ministero del Tesoro che prevedono – «utilizzando dati di cui altri istituti non dispongono» – una crescita dell’1,1% nel 2014 ed è esplicito sulle esigenze di copertura della legge di stabilità. La seconda rata dell’Imu si pagherà? «Il mio slogan favorito è non fare annunci di politica fiscale prima che le decisioni siano state assunte. Posso solo dire che il reperimento delle risorse alternative non è agevole e con il passare del tempo il numero di opzioni disponibili va riducendosi». Oltre le cautele: più la situazione si trascina più è probabile che resti nonostante, in una precisazione successiva, il ministro abbia sottolineato che evitare «la seconda rata Imu non sarà facile ma si può fare». Una puntualizzazione che tiene conto degli impegni politici e delle diverse sensibilità all’interno della coalizione. Per nulla diplomatica è, invece, la risposta a chi insinua – il riferimento è al Fatto quotidiano – che i numeri del Tesoro siano taroccati. «Sono interdetto – ha detto il ministro – sono parole inconcepibili, un clamoroso caso di provincialismo».

Quanto ai numeri, le stime di Bruxelles finiscono sotto la lente di Palazzo Chigi: «La Commissione conferma che la strada intrapresa dal nostro Paese sta dando i suoi frutti» anche se rimane «molto da fare per consolidare le prospettive di crescita». I dati Ue, si legge in una nota di Palazzo Chigi, «ribadiscono la salute dei nostri conti: l’Italia è l’unico grande paese europeo insiemealla Germania con un deficit stabilmente sotto il 3% del pil». «Dal punto di vista strutturale – chiude la nota – siamo vicini al pareggio di bilancio»

Si conferma per nulla scontato, poi, il destino prossimo di una riforma attesa, quella sull’opa già valutata in parlamento. Saccomanni non ha «informazioni di questi ultimi giorni… ma c’è l’impegno a intervenire sulla materia». Con quale veicolo legislativo? «Preferisco quello su quale si monta quando si è pronti a partire» replica lasciando intendere che l’esecutivo non è ancora attrezzato per cominciare l’iter di una revisione normativa importante.

La visita londinese di Fabrizio Saccomanni s’è così chiusa con una valutazione globale in cui il ministro non nasconde di aver trovato dosi di inevitabile scetticismo. «Permane qualche dubbio – dice – sulla capacità di introdurre le riforme strutturali necessarie» non per le inefficienze eventuali dell’esecutivo, ma per i timori sulla stabilità del governo. Anche nel suo secondo e ultimo giorno di visita focalizzato su un round table al London stock exchange con operatori delle maggiori banche d’affari – da Goldman Sachs a Credit Suisse –, e nel tete a tete con Mark Carney, neo governatore della Banca d’Inghilterra, Fabrizio Saccommanni s’è sentito, quindi, domandare a che punto sono le riforme. «È considerata priorità assoluta la revisione della legislazione sul mercato del lavoro e tanti si chiedono se ci siano ulteriori interventi in questo senso. Ho ribadito i passi compiuti, sottolineando in un’ottica storica che cosa abbiamo fatto ad esempio sul regime pensionistico». La prospettiva futura è però meno netta legata com’è alle complessità del contesto europeo nonostante anche la Germania potrebbe ora mettere nuova enfasi sulla crescita. E sullo sviluppo, Fabrizio Saccomanni rinforza il messaggio di preoccupazione per la “robustezza” dell’euro già espresso nelle interviste concesse in questi giorni ai media britannici. «Il mercato – dice – continua a scontare una permanenza dei tassi ai livelli attuali e questo rafforza in prospettiva l’euro rispetto alle altre monete. È un dato che sono certo la Bce terrà in considerazione». Appello sufficientemente esplicito a Mario Draghi affinché corregga i tassi in un contesto – come lo stesso ministro ha indicato – di inflazione molto bassa.

DaLondra il ministro dell’Economia riparte, quindi, con un giudizio sospeso. L’Italia resta, come sempre, chiamata alla prova dei fatti più che alle promesse. E fra queste anche le privatizzazioni, tema che gli investitori hanno invocato ripetutamente. La replica è stata la stessa, già sentita da tutti: sono in cantiere e dovranno servire ad accelerare il declino del debito.

IlSole 24 Ore – 6 novembre 2013 

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