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Padova. Rilasciava falsi certificati sanitari col codice dell’Izsve, quarantenne indagato

Andrea Rossi si spacciava per biologo: è indagato per falso ed esercizio abusivo della professione. È impiegato alla Camera di Commercio e consigliere di quartiere del Pd

Per sei anni ha rilasciato gli attestati imposti dalla legge a chi lavora nel campo della ristorazione e degli alimenti, documenti di validità triennale che “certificano” la formazione acquisita e consentono di lavorare in bar, ristoranti, negozi alimentari e supermercati. Attestati che possono essere emessi solo da un ente accreditato, ovvero riconosciuto dalla Regione Veneto. Tuttavia non aveva alcun “accredito” Andrea Rossi, 44 anni, consigliere del Pd nel quartiere Arcella, di professione impiegato part-time alla Camera di Commercio, in tasca una laurea in Scienze politiche, indagato per falso ideologico continuato ed esercizio abusivo della professione di biologo.

I falsi. Come giustificare, allora, gli attestati che ha consegnato a migliaia di clienti, firmandoli “dottor Andrea Rossi, biologo” in cambio di danaro, dai 30 ai 50 euro per ogni atto? Realizzando dei falsi con l’inserimento – in calce all’atto costruito a tavolino e privo di reale validità – il codice identificativo 1729. Che è un codice “vero”, quello dell’Istituto zooprofilattico di Legnaro, ente accreditato. Il “gioco” è durato anni. Dal 2006 a oggi. E ha fruttato alti guadagni all’impiegato Andrea Rossi, che aveva organizzato quella seconda e redditizia occupazione allestendo un ufficio nella sua casa di Padova, in via Portorose, attrezzandosi con carta intestata allo “studio Sineco di Rossi dr.Andrea”.

Il guadagno. Ne valeva la pena: se all’inizio il problema era costruire un buon portafoglio clienti (obiettivo non difficile visto che Rossi gestiva alla Camera di Commercio lo sportello informativo), con il tempo sono stati raggiunti migliaia di “contatti” nelle province di Padova. Treviso e Venezia. Tanti i clienti cinesi nel campo della ristorazione, mentre la quasi totalità delle strutture alberghiere di Abano e Montegrotto facevano riferimento a lui (nel 2009 ha svolto 21 corsi in 40 aziende alberghiere termali) come il Gruppo supermercati Sma con sede a San Pietro in Gu (tra il 2006 e il 2009 con l’azienda ha fatturato consulenze per 16 mila euro). I risultati economici? Notevoli, almeno a guardare la dichiarazione dei redditi: nel 2008 ben 86 mila euro, saliti a 101.000 euro nel 2009.

Gli stage. Nonostante la mancanza di qualunque titolo e competenza tecnico-professionale, il dottor Andrea Rossi era riuscito addirittura a ottenere una collaborazione con l’Università di Padova che gli aveva riconosciuto la possibilità di svolgere stage aperti a studenti del corso di laurea in Sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti. Una delle partecipanti è stata interrogata dalla polizia giudiziaria della procura padovava: la giovane aveva ammesso di aver contribuito ad alcuni corsi presso gli hotel di Abano e Montegrotto tenuti da Rossi e dal suo braccio-destro (G.G., ex infermiere padovano in pensione). «Rossi teneva i corsi senza effettuare i test scritti e orali» ha puntualizzato la studentessa, «Al termine chiedeva ai partecipanti di porre domande… Mi ha anche invitato a effettuare un corso presso gli uffici della catena di supermercati Sma a San Pietro in Gu».

L’inchiesta. In procura alcuni falsi attestati, firmati da Rossi, erano arrivati nelle mani della polizia giudiziaria impegnata nell’inchiesta sui falsi Rec fra i cinesi (dichiarazione di inizio attività per bar e ristoranti). Nello stesso periodo il legale rappresentante dell’Istituto zooprofilattico di Legnaro, Igino Andrighetto, aveva presentato una denuncia: un paio di baristi si erano presentati per il rinnovo dell’attestazione scaduta che aveva il codice dell’ente. Un’attestazione risultata falsa, firmata dal biologo Andrea Rossi convocato in procura nei mesi scorsi e interrogato nella qualità di indagato. Ora il pubblico ministero Sergio Dini, che ha coordinato l’inchiesta, ha sollecitato all’ufficio gip un decreto penale di condanna per il consigliere di quartiere.

Il Mattino di Padova- 18 ottobre 2012

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