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L’influenza A e gli scienziati in conflitto d’interessi. La denuncia di uno studio inglese

Il sospetto circolava, soprattutto dopo precedenti allarmi pandemici (Aviaria e Sars) a conti fatti apparsi eccessivi. Ma, adesso, uno studio inglese denuncia un grave conflitto di interessi scientifico per un altro allarme: l’influenza A/H1N1, una suina «mutata» che nel 2009 si affacciò sulla scena in Messico, cominciando a infettare e a trasmettersi anche tra gli esseri umani.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) fece scattare le misure per una probabile pandemia. Centinaia i morti e decine di migliaia di contagi nel mondo, concentrati per la maggior parte nel continente americano. Ma alla fine molti meno di quelli che avrebbe causato una vera pandemia. In quell’estate 2009 la paura fu alimentata da esperti e autorità e quasi tutti i Paesi del mondo spesero milioni di euro per «armarsi» contro il contagio con la corsa a vaccini, peraltro inesistenti all’inizio. Questo il quadro. Oggi, però, alcuni scienziati sollevano dubbi sugli accademici che all’epoca denunciarono con maggior frequenza i rischi per la salute legati al virus A/H1N1. Promuovendo anche la corsa urgente all’acquisto dei farmaci. Ebbene, risulterebbe ora che questi accademici avevano, e hanno, legami solidi con le aziende farmaceutiche. Un conflitto di interessi rilevato dall’analisi dei contenuti dei media che hanno diffuso notizie, studi, commenti e opinioni nel 2009-2010 in Gran Bretagna. Delle 74 valutazioni di rischio esaminate, 35 sono state fatte da studiosi in conflitto di interessi. Un business: la sola sanità inglese spese circa un miliardo e mezzo di euro in prodotti farmaceutici. La denuncia arriva da una ricerca condotta dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine pubblicata sul Journal of Epidemiology and Community Health .

Mario Pappagallo – Corriere della Sera – 13 novembre 2013

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