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L’Inps: tagli alle superpensioni per aiutare chi ha assegni bassi. L’offensiva del neopresidente Boeri: piano entro l’estate

Roberto Giovannini. Quando Matteo Renzi aveva scelto Tito Boeri per la presidenza dell’Inps, sapeva certamente con chi aveva a che fare: un economista brillante ed esuberante. Il premier forse si sta pentendo, di fronte all’offensiva a tutto campo intrapresa da Boeri.

Martedì a «Ballarò» aveva annunciato la volontà di tagliare le pensioni «molto alte che non sono giustificate dai contributi che hanno versato durante l’intero arco della vita lavorativa», a vantaggio degli assegni previdenziali (magari anticipati rispetto alle regole della legge Fornero) dei 55/65enni che rischiano di avere pensioni troppo povere. Ieri il presidente dell’Inps è andato a «Radio Anch’io», confermando tutta la sua impostazione.

«C’è una operazione di equità su cui stiamo riflettendo», ha affermato, chiarendo che non si intende «prendersela con chi ha la pensione molto alta», ma con quelle non giustificate dai contributi: «Ci sono degli squilibri, delle condizioni relativamente di privilegio, persone che hanno ricevuto molto di più rispetto ai contributi versati». Qual è la soglia oltre la quale le pensioni verranno considerate “molto alte”? «È da vedere, per adesso non possiamo dirlo», ha detto Boeri. Ma entro fine giugno l’Inps presenterà al governo una «proposta organica su assistenza e previdenza» per rispondere a chi vive «una situazione di disagio» in «quella fascia di 55-65 anni», sotto forma di un reddito minimo. Nell’ambito di questa proposta complessiva di interventi troverà spazio anche l’obiettivo, ribadito da Boeri, di garantire flessibilità in uscita. Comporta problemi con l’Ue? «Non si hanno effetti sul debito ma solo effetti sul disavanzo anno per anno. Siccome la Commissione europea guarda al disavanzo c’è un problema ma sono convinto che mostrando i dati l’Unione europea capirà». Infine, Boeri ha anche ribadito che dal primo maggio l’Inps inizierà a fornire a tutti i lavoratori una simulazione sulla pensione futura, le codeste «buste arancioni»: si partirà da maggio con «sette milioni ed ottocentomila persone» per poi allargare la platea a tutti.

Moltissimi i commenti alle parole del presidente Inps. «Non si può retroattivamente intervenire rispetto a prestazioni che sono già in essere. Diverso è se si chiede di contribuire alle pensioni molto alte con un contributo di solidarietà», dice il leader della Cgil, Susanna Camusso. Carla Cantone, dello Spi-Cgil, si dice d’accordo «con un intervento di equità sulle pensioni, purché si lascino in pace quelle da lavoro i cui contributi sono stati accantonati uno per uno». Per Carmelo Barbagallo, numero uno della Uil, qualsiasi nuova riforma delle pensioni «non va fatta a spese dei pensionati e dei pensionandi. Ci sono idee un po’ confuse. Ma si deve evitare che si faccia a loro spese».

Il leader della Uil spera inoltre che ci sia «stabilità per i giovani e flessibilità di uscita per gli anziani» perché «bisogna consentire agli anziani un’uscita flessibile perché non tutti fanno lo stesso lavoro». Infine, il capogruppo alla Camera di Forza Italia Renato Brunetta boccia interventi retroattivi su trattamenti a suo tempo liquidati in modo conforme alle leggi vigenti», e denuncia l’intenzione di «una nuova infornata di prepensionamenti».

La Stampa – 2 aprile 2015 

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