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L’intervento. Global health. La guerra infinita contro le malattie infettive. Malaria, tubercolosi, Aids. Ma anche germi che sembravano vinti. Servono i vaccini

Elena Cattaneo. Se in poco più di un secolo siamo riusciti a triplicare l’aspettativa di vita nei Paesi occidentali lo dobbiamo ai vaccini, agli antibiotici, alla potabilità delle acque, all’etere che ha permesso la chirurgia e al miglioramento delle condizioni socio- sanitarie. Le serie storiche delle cause di morte degli ultimi due secoli ci dicono, infatti, che la parte del leone l’hanno fatta le malattie infettive.

Dall’era volgare sino al Rinascimento le epidemie di peste, vaiolo, morbillo e influenza dimezzarono la popolazione europea e, prima della diffusione del vaccino BCG, la tubercolosi ha falcidiato nell’arco di 200 anni quasi un miliardo di persone, tra cui personalità come Pascal, Chopin e Gramsci. Oggi il BCG è tra i vaccini più usati al mondo, somministrato a più di 80 milioni di bambini.

Non dobbiamo farci influenzare da questi risultati perché molte malattie non solo non sono state eradicate ma hanno, anzi, rialzato la testa. La battaglia per debellarle, quindi, ha ancora bisogno di fondi e fiducia. Il vaccino per la tubercolosi, ad esempio, è molto efficace contro meningite tubercolare e tubercolosi miliare, meno contro quella polmonare che oggi affligge due miliardi di persone al ritmo di 125 mila infezioni al giorno. Assieme alla tubercolosi e all’Aids, la malaria è oggi una delle principali emergenze sanitarie del pianeta; con circa 500 milioni di malati l’anno. È recente un vaccino che è in grado di proteggere il 50% dei bambini dal contagio e circa il 30% da episodi gravi di malattia. I frutti più paradossali del successo dei vaccini sono le persistenti resistenze sociali. Mentre si scoprivano i modi per debellare le malattie infettive, infatti, parte della popolazione, specie quella istruita e abbiente, ne ha perso la “percezione”. Ma la realtà è più cruda della percezione: ogni volta che le coperture vaccinali calano, le malattie infettive ritornano. I tragici fatti di cronaca e i dati tuttavia non sempre sono sufficienti: recenti ricerche di psicologia cognitiva ci suggeriscono quanta parte delle nostre decisioni importanti, dalla politica alla sanità e persino negli affetti, siano governate da una “razionalità limitata”, dovuta alla presenza di distorsioni di giudizio e limiti cognitivi radicati nel nostro passato evolutivo. Per questo, diversi esperti consigliano l’introduzione di una nuova educazione alla logica per abituarci a pensare correttamente le sfide della scienza e della modernità. Per capirne l’utilità basti pensare ai tre recentissimi decessi di pazienti oncologici che hanno scelto pseudo-cure “alternative”: come per il “metodo Stamina”, i dati che smentivano questi “trattamenti” i medici li avevano offerti ai pazienti, senza successo, segno che oltre alle informazioni mediche occorre oggi saper adottare altre, più raffinate, strategie cognitive.

Un tempo era invece sufficiente osservare gli effetti della malattia. I genitori che si oppongono ai vaccini dovrebbero ricordarsi che la loro condizione è frutto del benessere e del lavoro di molti altri e ringraziare di esser nati nella parte più fortunata del mondo. I nostri nonni non rifiuterebbero i vaccini perché hanno vivo il ricordo degli effetti devastanti sulla società delle malattie infettive.

20 settembre 2016 

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