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L’intruso. Un predatore tropicale con aculei velenosi: il pesce scorpione è arrivato fino in Sicilia. «Potrebbe alterare l’ecosistema, è pericoloso»

Bello, secondo alcuni buono nella zuppa di pesce anche se ha gli aculei velenosi e bisogna maneggiarlo con attenzione. Solo che non dovrebbe stare nel Mediterraneo, perché rischia di devastare l’ecosistema con la sua voracità. Il pesce scorpione ( Pterois miles ) ha il suo habitat in acque tropicali dal mar Rosso alla Polinesia. Di recente, però, un esemplare è stato trovato in Sicilia nell’Oasi di Vendicari.

«A rischio sono soprattutto i pesci giovani di varie specie. È di bocca buona, mangia di tutto con una predilezione per i piccoli di cernia», spiega Ernesto Azzurro, ricercatore Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) esperto di specie invasive che ha partecipato alla scoperta. «Era già stato segnalato in Libano e Israele, poi nel 2015 in Tunisia. In ottobre avevamo lanciato l’allarme per una probabile comparsa anche in acque italiane. Ma non immaginavamo così presto».

Negli anni Novanta una specie simile ( Pterois volitans ) è comparso lungo la costa atlantica americana (dove è conosciuto come lionfish ) e in breve tempo ha spazzato via le specie locali. «Secondo alcuni — dice Azzurro — sarebbero i discendenti di esemplari riversati in mare in Florida da un acquario distrutto da un uragano. Ma non è certo». Il pesce scorpione ha aculei velenosi che possono rappresentare un pericolo anche per pescatori e subacquei. «La puntura di un pesce scorpione è molto dolorosa, in rari casi mortale. Il veleno resiste anche 24-48 ore dopo la pesca». Nel Mediterraneo è entrato dal mar Rosso, attraverso il Canale di Suez. «Negli ultimi tempi alcuni pesci tropicali hanno trovato le condizioni adatte per compiere la migrazione», spiega Antonio Terlizzi, professore di Biologia e Zoologia marina all’Università di Trieste. «La diga di Assuan ha fatto diminuire l’afflusso delle acque dolci del Nilo nel Mediterraneo, facendo aumentare la salinità nel settore di sud-est. Poi il raddoppio del Canale di Suez ha bypassato i Laghi Amari che con l’alta salinità impedivano l’invasione di specie tropicali. Infine, il riscaldamento globale ha fatto aumentare la temperatura del Mediterraneo, rendendola più simile a quella del mar Rosso».

Le condizioni del Mare Nostrum sono diventate ideali per le specie aliene. Sono arrivati il pesce coniglio, un divoratore di alghe che spoglia i fondali, il pesce palla maculato che ha carni tossiche, e il pesce flauto. «È un fenomeno che sarà sempre più frequente —, avverte Terlizzi —. L’importante è che le specie aliene non diventino anche invasive e una minaccia per la fauna autoctona».

«Abbiamo aperto l’email alien@isprambiente.it per le segnalazioni — conclude Azzurro —. Su Facebook è nato il gruppo Oddfish, per inviare le foto di pesci sconosciuti. Ed è stato rinnovato l’Atlante Ciesm ( www.ciesm.org ) con le informazioni sui pesci alieni del Mediterraneo».

Paolo Virtuani – Il Corriere della Sera – 29 marzo 2017

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