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L’Italia è un Paese per vecchi. Al potere. Nella gran parte dei 64 organi e aziende pubbliche i presidenti sono over 60

Nonostante i proclami e le intenzioni la rivoluzione renziana – largo ai giovani e meno gerontocrazia – è rimasta una pia illusione. La ricerca de «Il Tempo» sulle età anagrafiche dei presidenti di organi dello Stato, società pubbliche e ordini professionali, lasciano poco spazio all’immaginazione.

L’Italia continua a restare un Paese per vecchi adattando il titolo del romanzo di McCarty alla realtà nostrana che lo spazio ai più giovani, o anche alla generazione di mezzo, proprio non riesce a concederlo. Come si può notare, infatti, dalla lista pubblicata in pagina, per rivestire i ruoli più alti nelle cariche pubbliche o parapubbliche, bisogna essere nati almeno negli anni ’50. E dunque avere un’età vicina o comunque superiore ai 60 anni e più. Poche le mosche bianche. Tra le eccezioni ci sono lo stesso premier Matteo Renzi (39 anni) e il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo (classe 1980). Nell’ambito delle associazioni di categoria il più vicino a Moncalvo è Mario Guidi della Confagricoltura (53 anni) e Scanavino della Cia (54 anni). Una triade che segna anche una curiosità statistica perché sono i tre più giovani a capo del settore più tradizionale come l’agricoltura. Le prime tre posizioni sono invece occupate da Carlo Sangalli di Confcommercio (77 anni), Giorgio Squinzi di Confindustria (71 anni) e Ferruccio Dardanello di Unioncamere (70 anni). Questo per le associazioni, ma la quota degli ultrasessantenni è sempre presente e ben rappresentata anche negli organi costituzionali con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che veleggia come inquilino del Colle verso le 90 primavere a giugno del 2015 e il vicino di palazzo, Giuseppe Tesauro, presidente della Corte Costituzionale che di anni ne ha compiuti 72. Ad abbassare la media del settore la presidente della Camera, Laura Boldrini (53 anni) e Pietro Grasso presidente del Senato con 69 anni. Non sfuggono alle legge dei quasi sessanta anni i sindacati. Solo l’uscita nei giorni scorsi di Raffaele Bonanni dalla stanza di comando della Cisl (64 anni) e l’arrivo al suo posto di Annamaria Furlan (56 anni) ha abbassato un po’ la media d’età. Che resta comunque lontana da quella di molti iscritti. È nato nel 1949, il leader della Uil, Luigi Angeletti, che ha però annunciato l’addio alla segreteria entro la fine dell’anno. Non sfuggono alla legge del sei nemmeno le battagliere associazioni dei consumatori con Rosario Trefiletti della Federconsumatori che ha superato le 71 primavere, Carlo Rienzi del Codacons (68 anni) ed Elio Lannutti di Adusbef (66 anni). Pochi i giovani anche nelle società pubbliche. Alla Cassa Depositi e Prestiti, polmone finanziario per rilanciare l’economia italiana, la presidenza è in mano a Franco Bassanini (74 anni), il Coni Servizi a Franco Chimenti (75 anni) e il Poligrafico a Maurizio Prato (73 anni). Anche gli ordini professionali si affidano poco ai giovani. Solo agronomi e consulenti del lavoro hanno presidente con meno di 50 anni. (Ha collaborato Marco Valeri).

Filippo Caleri – Il Tempo – 29 settembre 2014 

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