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«Legge elettorale prima della Pa». Renzi chiede a Finocchiaro di invertire i programmi della commissione al Senato

Gli altri partiti. Quagliariello (Ncd): ora la priorità sono le riforme economiche. Da Fi segnali possibilisti sulla riduzione delle soglie di ingresso

Priorità alla legge elettorale. L’Italicum procederà in commissione Affari costituzionali del Senato anche a costo di lasciare un po’ indietro la riforma Madia della pubblica amministrazione. La precisazione arriva in serata con una nota informale di Palazzo Chigi dopo che alcune ricostruzioni di un incontro tra lo stesso Matteo Renzi e la presidente della prima commissione di Palazzo Madama Anna Finocchiaro avevano fatto pensare a un rallentamento dell’Italicum. «Dall’incontro tra Renzi e Finocchiaro esce chiara la volontà del governo di andare avanti in tempi rapidi sulla legge elettorale e poi sulla riforma della Pa», si chiarisce da Palazzo Chigi. E la ministra per le Riforma Maria Elena Boschi, che ieri ha partecipato alla prima riunione della commissione Affari costituzionali della Camera sulla riforma del Senato e del Titolo V, indica la deadline per l’approvazione dell’Italicum a Palazzo Madama: «Vorrei che la riforma della legge elettorale fosse approvata a fine anno dal Senato», dice. Entro fine anno, e possibilmente prima dell’arrivo a Palazzo Madama della legge di stabilità, a fine novembre.

Quanto alle riforme costituzionali ora all’esame della Camera, Boschi ribadisce la linea del governo: «Sono probabili alcune modifiche, ma mi auguro contenute, perché l’impianto votato dal Senato è fedele a quello del governo ed è essenziale che non venga rimesso in discussione». Il grosso è fatto, dunque. Si potrà cambiare su immunità, platea per eleggere il presidente della Repubblica e poco altro, ma il governo non è disposto a ricominciare daccapo una discussione che è già stata piuttosto difficoltosa in Senato.

Insomma, su Italicum e riforme si procede come da calendario stabilito prima della pausa estiva: nessun rallentamento. Per Renzi la nuova legge elettorale – strettamente collegata alla riforma costituzionale che abolisce il Senato, dal momento che l’Italicum riguarda solo il sistema per eleggere i deputati – resta evidentemente una priorità. Non solo perché sulla riforma della politica, che per di più è a costo zero, il premier ci ha messo la faccia, ma anche perché sbloccare un sistema politico di fatto ingessato (ora come ora si potrebbe votare solo con il proporzionale puro uscito dalla sentenza della Consulta) restituirebbe agibilità politica al suo Pd qualora ci fossero le condizioni politiche per dover ritornare alle urne prima della scadenza naturale della legislatura. Da qui, anche, la preoccupazione degli alleati alfaniani di governo. «Condivido quanto detto dalla ministra Boschi ma oggi la priorità sono le riforme economiche, a cominciare da quella del lavoro. Noi dobbiamo delle risposte all’Europa», dichiara il coordinatore nazionale del Nuovo centrodestra Gaetano Quagliariello. Il timore che Renzi si voglia tenere aperta la strada del voto nel caso in cui non riesca a fare la Legge di stabilità che vuole e a correggere in favore della flessibilità la rotta europea è forte tra i piccoli partiti, e non solo.

Di certo c’è che il premier ha rimesso la testa sul dossier Italicum, e l’accordo è vicino. Indipendentemente dal prossimo atteso incontro con Silvio Berlusconi («è da vedere se e quando si farà», dicono a Palazzo Chigi), da Forza Italia sono arrivati negli ultimi giorni segnali ben precisi sulla questione delle soglie: in vista di una possibile ricostruzione del centrodestra l’ex Cavaliere è disposto ad abbassare le soglie di ingresso uniformandole al 4 o al 4,5% come chiedono appunto gli alfaniani e come vuole anche la minoranza del Pd. Quanto alle piccole liste bloccate previste nella versione dell’Italicum approvato alla Camera e prese di mira sia dagli alfaniani sia dalla minoranza del Pd, si conferma come più probabile la soluzione dei capilista bloccati con le preferenze per gli altri. Renzi, chiudendo la festa dell’Unità di Bologna, aveva parlato anche della possibilità di un ritorno ai collegi uninominali: vista la nota avversione di Berlusconi e di Forza Italia, sembra più una “minaccia” per ottenere almeno in parte il sì alle preferenze. Altra soluzione potrebbe essere il cosiddetto Toscanellum, tornato d’attualità proprio in queste ore per il via libera bipartisan (Pd e Fi) in consiglio regionale toscano: in sostanza un sistema misto preferenze/piccole liste bloccate che lascia ai partiti la possibilità di percorrere le due strade. Dettagli, in ogni caso: la quadra generale è stata trovata e uno degli scogli più grossi – la questione delle soglie di ingresso – è stato aggirato. E Renzi è intenzionato a non farsi scappare il treno.

Il Sole 24 Ore – 12 settembre 2014 

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