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«Ospedale unico a San Donà» È scontro Cereser-Bertoncello. Il sindaco rompe gli indugi e chiede di realizzare la struttura in città

Cereser si sbilancia: l’ospedale unico dovrà sorgere a San Donà. L’annuncio del sindaco è arrivato ieri sera al termine del suo intervento di apertura del Consiglio comunale straordinario sulla sanità.

Un po’ a sorpresa, perché ha sempre cercato di mantenere una posizione di equilibrio con Portogruaro (e questo gli era costato delle critiche, anche da una della sua stessa maggioranza), ha così anticipato quello che veniva chiesto con la mozione presentata da Pdl, Lega e Lista Zaccariotto (con l’ex sindaco per la prima volta presente in aula da dopo le elezioni). Andrea Cereser, dunque, lancia San Donà, ritenendo questa. «Tra i criteri per individuare la migliore localizzazione sono da valutare l’area geografica – ha spiegato – anche in prospettiva di un’eventuale adesione di Cavallino Treporti alla nostra Asl, densità di popolazione e di utenza, compresi quindi i turisti, proiezione demografica, mobilità dei pazienti e dell’utenza intra e extra Asl, viabilità e facilità di accesso, dotazione di trasporti pubblici, rischio idraulico. Sulla base di tutte queste valutazioni, riteniamo più che idonea la proposta avanzata da San Donà».

      Un’uscita che probabilmente spiazzerà gli amici di partito di Portogruaro, aprendo un nuovo fronte delle frizioni tra Comuni. Giusto per non farsi sfuggire l’occasione, Giansilvio Contarin e gli altri hanno sollecitato il sindaco a sostenere con forza questa candidatura.

      Altra questione, il congelamento delle schede regionali sulla riorganizzazione della sanità. Su questo ha risposto il presidente della quinta commissione in Regione, Leonardo Padrin: «Se la scelta dell’ospedale unico verrà presa in tempi rapidi, è chiaro che non ha senso spendere dei soldi per le schede». Contro l’ospedale unico si sono schierati il Tribunale del Malato e il Comitato difesa servizi socio sanitari. Il direttore generale dell’Asl 10, Carlo Bramezza, ha ricordato che oggi ci sono spese non più sostenibili: 3,8* milioni all’anno per il riscaldamento dei tre ospedali, altri 1,7 per l’elettricità, e 1,9 milioni per le direzioni mediche.

Il Gazzettino Venezia, 25 marzo 2014 

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