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Malaria. Nell’Africa occidentale si rischia epidemia se gli sforzi si concentrano solo su Ebola. I risultati di uno studio dei ricercatori dell’Imperial College di Londra

Secondo il modello matematico messo a punto da ricercatori dell’Imperial College di Londra, la completa cessazione del trattamento della malaria per concentrare gli sforzi sul contenimento dell’epidemia di Ebola potrebbe causare 3 milioni e mezzo di nuovi casi di malaria e circa 11 mila morti. In Guinea, Sierra Leone e Liberia.

(Reuters Health)- Se non si continuano a trattare adeguatamente i casi di malaria in Africa Occidentale, potrebbe scatenarsi un’epidemia che andrebbe a sovrapporsi all’infezione del virus Ebola, con risultati devastanti. È quanto emerge da uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases da un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra, guidati da Patrick G.T. Walker.

Secondo il modello matematico preso in considerazione, che ha ipotizzato lo scenario peggiore – la completa cessazione del trattamento della malaria per concentrare gli sforzi sul contenimento dell’epidemia di Ebola- potrebbe causare 3 milioni e mezzo di nuovi casi di malaria e circa 11 mila morti in Guinea, Sierra Leone e Liberia. “Si verificherebbe una nuova ondata di casi di malaria, anche mortali , in grado di annullare tutti i traguardi terapeutici raggiunti nello scorso decennio” ha commentato Walker.

Secondo Larry Slusker, dei Centers for Diseases Control and Prevention (CDC) di Atlanta (USA), questo scenario avrebbe come ulteriore conseguenza l’interruzione della catena dei rifornimenti, l’allontanamento degli staff medici dalle aree colpite e l’evitamento degli ospedali da parte dei pazienti, per paura di contrarre il virus dell’Ebola durante il ricovero. “Gli effetti indiretti complessivi del virus Ebola sula malaria sarebbero probabilmente equivalenti o addirittura più devastanti degli stessi effetti diretti”, concludono i ricercatori.

Fonte: Lancet Infect Dis 2015 – Vidya Shankar – (Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

28 maggio 2015

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