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Manager assunto senza titoli. Dg Usl dovrà pagare 40mila €

Bussolengo, la Corte dei Conti condanna Dall’Ora per il danno erariale. Nicola Falsirollo, ex assessore e dirigente leghista, fu preso per il controllo di gestione

VENEZIA — Nicola Falsirollo può anche essere un ottimo segretario comunale della Lega Nord a Zevio, Comune di cui è stato assessore e ora è consigliere. O un «giovane brillante», come l’aveva definito Alessandro Dall’Ora, manager della sanità da sempre ascritto all’area «padana». Ma di certo — lo dice la Corte dei Conti — non aveva i titoli per fare il direttore del controllo di gestione di una Usl, con un contratto biennale da ben 160 mila euro. E dunque il direttore generale dell’Usl 22, e il suo direttore amministrativo Valerio Bodo, dovranno pagare di tasca propria la bellezza di 60 mila euro — 40 mila Dall’Ora, 20 mila Bodo—per quell’incarico illegittimo, la cui origine era stata evidentemente di natura politica. All’epoca dei fatti, nell’autunno 2008, era stata un’interrogazione di Gustavo Franchetto (Idv), a sollevare il caso, ma poi tutta la politica regionale si era scatenata, da Stefano Valdegamberi (Udc) a Massimo Giorgetti (Pdl) e Franco Bonfante (Pd). E ora è arrivata la stangata della Corte dei Conti del Veneto, che con una sentenza pubblicata nei giorni scorsi ha dato ragione all’accusa del procuratore regionale Carmine Scarano, sul cui tavolo era arrivato un esposto proprio dagli stessi uffici di Palazzo Balbi: la segnalazione era infatti firmata dalla direzione «Attività ispettiva e vigilanza sul settore socio sanitario della Regione Veneto», che nel corso di un’ispezione compiuta presso l’Usl 22 aveva censurato quella delibera 304 dell’1 agosto 2008 che affidava l’incarico all’allora 31enne Falsirollo. Una delibera illegittima — aveva sostenuto Scarano nell’udienza dello scorso 17 febbraio—perché quest’ultimo non aveva le «concrete esperienze di lavoro» previste dalla legge. Una tesi su cui è stato d’accordo anche il collegio presieduto da Giuseppe Maneggio.

«Sulla base delle evidenze processuali, contrariamente a quanto sostenuto nella delibera 304/2008, il dottor Falsirollo non possedeva i requisiti richiesti», è scritto nella sentenza. Il neo-dirigente infatti, dopo il diploma scientifico (voto 48/60) e la laurea in Giurisprudenza (99/110), aveva lavorato dal 2001 al 2007 presso la banca Unicredit, ma era stato un semplice funzionario di primo livello, senza grossi problemi da risolvere, né responsabilità o ruoli di coordinamento di altri colleghi. E l’«approfondimento in diritto tributario comparato all’estero», in realtà era un semplice Erasmus. «Lo squilibrio tra gli emolumenti erogati dall’Usl 22 e la minore capacità tecnico professionale messa a disposizione dal dottor Falsirollo rispetto a quella inderogabilmente richiesta dalla legge ha cagionato un danno all’ente pubblico», è la conclusione dei giudici. E dunque Dall’Ora e Bodo dovranno versare nelle casse dell’azienda sanitaria una parte dei compensi indebiti ricevuti dal dirigente tra il settembre 2008 e il febbraio 2010 (in totale circa 90 mila euro), visto che i giudici hanno riconosciuto che comunque qualche «utilitas» all’ente fosse derivata dal suo lavoro. Il collegio ha anche sottolineato l’ostinazione di Dall’Ora nel difendere la scelta. Da Palazzo Balbi era arrivata la richiesta di revocare l’incarico, ma Dall’Ora non aveva mollato, anzi aveva rilanciato. Il 9 aprile 2009 aveva commissionato un parere pro veritate agli avvocati Dalla Mura e Biagini, che avevano ribadito la legittimità dell’incarico. «E’ una campagna denigratoria», si era difeso Dall’Ora, che in giudizio ha portato anche delle dichiarazioni di Unicredit in cui si affermava che il ruolo di Falsirollo nell’istituto era più qualificato rispetto all’inquadramento contrattuale. A difendere Dall’Ora era stato solamente l’allora assessore regionale, anch’egli leghista e anch’egli veronese, Sandro Sandri, titolare della delega alla Sanità: «E’ una procedura pienamente legittima, Falsirollo è una persona competente», aveva detto Sandri. Che aveva liquidato in maniera dispregiativa anche l’esito dell’ispezione voluta dal collega Valdegamberi: «Degno della Santa Inquisizione».

Coerriere del Veneto – 18 giugno 2011

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