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Manovra da 23-24 miliardi, misure al rush finale. Tra i «pilastri» certi pensioni e produttività. Il nodo del contratto statali, ipotesi 600 milioni che si aggiungono ai 300 già impegnati

Fra il tira e molla internazionale sul deficit e i tavoli ministeriali al lavoro sui numeri, la legge di bilancio attesa in Consiglio dei ministri per la fine della settimana sta assumendo una forma definita: il conto complessivo si attesta a quota 23-24 miliardi, e anche se restano da prendere decisioni importanti sulla distribuzione degli stanziamenti la “lista della spesa” (e delle entrate) è ormai stabilizzata. Circa 900 milioni di euro (600 aggiuntivi) per i contratti del pubblico impiego, dopo sette anni di blocco. È questa la cifra che dovrebbe valere sul triennio 2016-2018

Ad oggi restano certi i tre pilastri su cui poggerà la legge di bilancio per il triennio 2017-2019: pensioni, investimenti e sociale. Su come saranno sviluppati nelle singole voci sarà invece determinante il livello su cui si posizionerà l’asticella delle risorse, considerando che in ogni caso l’idea del Governo resta quella di una manovra economica espansiva. Con un obiettivo immediato, ossia quello di cancellare per il 2017 la clausola di salvaguardia con aumenti dell’Iva da 15,1 miliardi: a questa mossa tocca il compito più importante secondo i piani del governo, cioè quello di garantire tre dei quattro decimali di crescita aggiuntiva che la legge di bilancio è chiamata a produrre.

Lo stop agli aumenti Iva, del resto, assorbe da solo più del 60% del valore della manovra, e vale per un anno solo perché non interviene sulle clausole 2018 e 2019: si tratta di oltre 19 miliardi, ancora una volta legate a Iva e accise, su cui governo e parlamento dovranno esercitarsi l’anno prossimo.

L’altro pezzo di crescita programmata è intestato invece alle misure sugli investimenti, a partire da quelli privati dominati dall’accoppiata degli ammortamenti: sicura è la replica di quello «super» sui beni strumentali, con l’obiettivo di consolidare la prima prova data quest’anno, e in arrivo è anche l’«iperammortamento» al 250% per gli acquisti finalizzati allo sviluppo digitale delle aziende. In via di limatura, al 120%, risulta invece il superammortamento per l’acquisto di autoveicoli. Per spingere la crescita e gli investimenti il pacchetto «Industria 4.0» prevede anche il potenziamento del credito d’imposta in ricerca e sviluppo, la proroga della “Nuova Sabatini” e un pacchetto mirato di “finanza per la crescita” con, tra l’altro, le agevolazioni fiscali per i Pir (piani individuali di risparmio) e per le aziende sponsor che investono in startup.

Il pacchetto fiscale della manovra ruoterà invece sulla nuova «imposta sul reddito dell’imprenditore» (Iri) per artigiani e Pmi, e su regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata, replica delle rivalutazioni di terreni e partecipazioni e riapertura dei termini per le assegnazioni agevolate di beni ai soci. Il miliardo che serve a finanziare l’Iri arriverà dalla riduzione del tasso di rendimento nozionale dell’Ace (aiuto alla crescita economica), oggi fissato al 4,75% e destinato a ridursi al 3 per cento.

In ambito pubblico le misure per sostenere gli investimenti passano prima di tutto dai bilanci locali, per i quali si sta lavorando a nuovi spazi finanziari per la spesa in conto capitale oltre che alla possibilità di sbloccare gli avanzi per finanziare progetti collegati ai programmi nazionali sugli immobili pubblici, edilizia scolastica in primis.

La settimana che inizia domani sarà decisiva anche per definire la platea a cui si rivolgono i due interventi da 1,5 miliardi di euro del pacchetto previdenziale, cioè l’estensione della quattordicesima e l’anticipo pensionistico (Ape). Su quest’ultimo punto l’attesa riguarda in particolare la definizione delle attività «usuranti» e delle fattispecie che daranno diritto alla copertura dei costi per l’uscita anticipata. Prima del Cdm, ultimo round sulla previdenza fra governo e sindacati. Per chi rimane al lavoro, invece, in cima all’agenda c’è il rafforzamento della detassazione del premio di produttività, che salirebbe dagli attuali 2mila a 3mila euro (elevabili a 4mila in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori), per tetti di reddito fino a 80mila euro (rispetto ai 50 mila attuali). Nuovi incentivi sono in cantiere per rafforzare l’alternanza scuola-lavoro, mentre sui bonus per le nuove assunzioni stabili saranno le risorse a disposizione a decidere fra le ipotesi in campo. Sul tavolo resta la decontribuzione al 20% per tutti (invece del 40% attuale), ma si fanno strada anche le alternative di limitare l’incentivo al Sud (utilizzando i fondi Ue) oppure ai soli under35.

Anche il capitolo lavoro ha un versante pubblico, che attende lo stanziamento di nuovi fondi per il rinnovo dei contratti bloccati dal 2010: l’ipotesi sul tavolo viaggia intorno ai 600 milioni, che si aggiungono ai 300 messi sul piatto dall’ultima legge di stabilità, ma in ogni caso la quadratura del cerchio continua appare ancora difficile.

A garantire una manovra da mezzo punto di Pil (8-9 miliardi) in aggiunta al deficit saranno chiamate la spending review e la lotta all’evasione fiscale. Grazie alla tracciabilità dell’Iva, all’invio trimestrale dello spesometro “analitico”, e alla riapertura della voluntary disclosure per gli anni 2009-2015. Sul tavolo del governo rimane l’ipotesi, proposta dal viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti, di una «rottamazione» delle cartelle di Equitalia con il pagamento dell’imposta in tre anni e l’azzeramento di sanzioni e interessi, ma va prima risolto il grosso problema dell’Iva e delle sanzioni non azzerabili del tutto, per non incappare in nuove procedure di infrazione Ue. Nodi che potrebbero far slittare a inizio anno l’avvio della rottamazion e.

Il Sole 24 Ore – 9 ottobre 2016 

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