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Manovra economica, il Quirinale: «Non ci è stata ancora inviata»

La precisazione del Colle: non è al vaglio del Capo dello Stato perché Palazzo Chigi non ha trasmesso il testo. Il Pd all’attacco: «E’ il segno che è ancora un work in progress, con cambi continui»

ROMA – La manovra finanziaria non è ancora stata trasmessa da Palazzo Chigi al Quirinale. E’ una nota della stessa presidenza della Repubblica a precisarlo, prendendo le distanze dai mezzi di informazione che l’hanno descritta come già al vaglio del Capo dello Stato. «Poichè molti organi di informazione continuano a ripetere che la manovra finanziaria approvata dal governo nella seduta di giovedì scorso sarebbe al vaglio della Presidenza della Repubblica già da venerdì, si precisa che a tutt’oggi la Presidenza del Consiglio non ha ancora trasmesso al Quirinale il testo del decreto legge».

IL PD ATTACCA – La puntualizzazione, per quanto affidata ad un comunicato asettico, appare irrituale e dà lo spunto alle opposizioni per un nuovo attacco all’esecutivo. Secondo il Pd, per bocca del senatore Francesco Ferrante, «la nota del Quirinale conferma il fatto che sulla manovra il governo alle prese con un work in progress. Risulterebbe da fonti qualificate che nella versione delle ultime ore sia stata reinserita la norma “ammazza rinnovabili” fortemente voluta dal ministro Calderoli, e che il Consiglio dei Ministri aveva cassato. Se così fosse sarebbe un atto di forza gravissimo». «Il testo della manovra – continua Ferrante – che ha ricevuto la ‘bollinaturà della Ragioneria riporterebbe, negli ultimi due commi dell’articolo 35, sostanzialmente la norma demagogica e controproducente che tagliava del 30% la componente della bolletta elettrica e del gas destinata a finanziare le agevolazioni. Il taglio, che per I cittadini comporterebbe un quasi impercettibile risparmio in bolletta aveva trovato la decisa opposizione del ministro Romani. Rimettere di nuovo tutto in discussione conclude Ferrante – vuol dire togliere ogni certezza agli investitori, colpendo un intero comparto industriale nazionale e danneggiando la credibilità del nostro paese di fronte agli investitori internazionali».

Corriere.it – 3 luglio 2011 13:32

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