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Manovra, parte il toto-modifiche. Ma i margini sono stretti. Pressing dei governatori: più risorse da destinare alla sanità. Ai dipendenti pubblici potrebbero essere offerti pensionamenti anticipati

Roberto Giovannini. «Parlare di possibili modifiche? È un “po’ tanto” prematuro», spiega pacato il neopresidente della Commissione Bilancio del Senato Giorgio Tonini (pd). Il testo definitivo, controfirmato dal Capo dello Stato, è appena arrivato in Senato. Mercoledì prossimo inizia formalmente la sessione di bilancio; si parte con l’esame delle coperture finanziarie, poi le audizioni; poi la presentazione degli emendamenti e la maratona in Commissione Bilancio. In aula il testo arriverà solo il 21 novembre. Insomma, il tempo c’è.

C’è, ma già si può tracciare una mappa delle modifiche che potrebbero essere ragionevolmente introdotte, ovviamente con il consenso del governo. Ad esempio, nel campo della spesa sanitaria delle Regioni: come ricorda il presidente della «Bilancio» di Montecitorio, il pd Francesco Boccia, alle Regioni è già stato chiesto dal 2015 di rispettare l’equilibrio di bilancio, target rinviato al 2017 per i Comuni e al 2018 per lo Stato centrale. «Un intervento è necessario – spiega Boccia – altrimenti questa operazione inevitabilmente porta dritto all’aumento dei ticket». Una richiesta di correzione peraltro arriva anche dai diretti interessati, i governatori, ma anche dalla minoranza dem: il senatore Federico Fornaro dice che altrimenti «si rischia di mettere in discussione la tenuta complessiva della sanità pubblica».

Qualche cambiamento è necessario anche sul versante previdenziale, chiarisce Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera (Pd). Damiano chiede di anticipare l’innalzamento della soglia della no tax area per i pensionati al 2016, di allargare la platea della salvaguardia degli esodati e di mantenere almeno per le assunzioni al Sud gli stessi livelli di decontribuzione validi ad oggi. Altro problema è quello dei contratti pubblici, con risorse che bastano appena per 6 euro di aumento netto mensile. «Soltanto 300 milioni stanziati? Non sta in piedi, non ci siamo», afferma Damiano. «Ma neanche raddoppiarli servirebbe a risolvere il problema del contratto», replica Boccia. Che rilancia: sarebbe meglio proporre ai «pubblici» la possibilità di anticipare in modo consistente il pensionamento, in modo di varare un massiccio piano di assunzioni di giovani. Per queste e altre modifiche, Boccia suggerisce di trovare i soldi in un drastico taglio degli incentivi alle imprese e di certi bonus, come quello sui mobili o quello sulle fonti rinnovabili.

Ci sono altre due norme importanti che tanti esponenti della maggioranza (insieme a quelli di opposizione) vorrebbero modificare. Ma che invece non potranno toccare, se non (forse) con piccoli correttivi. Perché sono i progetti «intoccabili» voluti dal premier Matteo Renzi in persona: l’aumento a 3000 euro della soglia per l’uso del contanti e la cancellazione della Tasi sulle prime case (castelli esclusi). Per il contante, ad esempio, sono forse possibili regole più strette per i money transfer.

LaStampa – 26 ottobre 2015 

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