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Mantoan: «Ospedali di comunità? Si va (almeno) a dopo l’estate». Il Dg della Sanità veneta «smentisce» l’assessore Coletto che aveva parlato di soluzione imminente per l’Usl 20

Contrordine: per gli ospedali di comunità ci sarà da aspettare, più del previsto. Un termine? Si va almeno a dopo l’estate, secondo il direttore generale della Sanità veneta Domenico Mantoan. La Regione, dunque, corregge il tiro, almeno rispetto a quanto dichiarato negli ultimi mesi dall’assessore alla Sanità Luca Coletto, che dava l’avvio di questo servizio come imminente.

Del resto i nuovi centri erano stati annunciati, per l’Usl 20 nello scorso dicembre e si parlava di accogliere i primi pazienti entro l’anno. Secondo Mantoan, ieri intervenuto a Negrar per l’inaugurazione delle nuove sale operatorie dell’ospedale Don Calabria (vedi articolo sotto) «ci sarà da attendere almeno qualche mese, fino alla fine dell’estate», precisando che questa indicazione vale per i centri non direttamente gestiti dalle aziende sanitarie pubbliche.

Ed è proprio questo il caso che riguarda Verona, dove le nuove strutture, tecnicamente note con il termine «ospedale di prossimità» saranno tutte ospitate in enti privati accreditati, con l’eccezione di Tregnago, dove il servizio è già avviato. Si tratta della «Casa Loro» dell’Istituto di Assistenza Anziani, le «Betulle» di Borgo Venezia e la «Pia Opera Ciccarelli» di San Giovanni Lupatoto. Le ragioni del ritardo? Finora si era parlato di questioni burocratiche facilmente risolvibili. Mantoan specifica che in realtà si tratta di un problema amministrativo. «Occorre prima procedere con il piano per la medicina di gruppo, il cui obiettivo è una copertura del 50 del cento nei prossimi anni».

Insomma, priorità alla riorganizzazione con i medici di base che, per quanto riguarda la zona di Verona, si attesta ora al 15 per cento. Il motivo potrebbe essere collegato al fatto che, in alcuni casi, saranno proprio i medici di medicina generale ad occuparsi dei pazienti degli ospedali di comunità, un po’ come avviene per le case di riposo, ma con un rapporto numerico dottore / paziente maggiore.

I conti non tornano, però, per le strutture veronesi, per le quali risultano assunti quattro geriatri a cui verrò affidato (nel caso di Tregnago lo è già) questo compito, senza il coinvolgimento dei medici di famiglia.

Ci sono tutti gli ingredienti, insomma, affinché continui la polemica che ha visto in prima fila il sindaco Flavio Tosi: il primo cittadino, due settimane fa, aveva diffidato il presidente della Regione Luca Zaia e l’assessore Coletto a «disporre la pronta adozione dei necessari provvedimenti finalizzati all’attivazione dei posti letto negli ospedali di comunità del territorio veronese».

Ieri, Tosi è tornato all’attacco: «Dalla segreteria di Zaia è arrivata una risposta – fa sapere – nella quale testualmente si afferma che “Il Presidente ha preso visione della richiesta allegata e delega l’Assessore Luca Coletto, competente in materia, ad approfondire la segnalazione e a dare un ritorno al sindaco di Verona”». Insomma, conclude Tosi, «continuano i ritardi e il palleggio delle responsabilità. Intanto il tempo passa e disagi e sprechi continuano. Mentre pensano all’Azienda zero, efficienza zero». Il sindaco calcola che il mancato risparmio dovuto all’attivazione degli ospedali di prossimità si aggiri attorno ai 25mila euro al giorno (soldi che sarebbero risparmiati dagli ospedali di rete). A questi si aggiunge il disagio delle strutture che da mesi sono pronte a ricevere i pazienti.

Davide Orsato – Il Corriere di Verona – 4 giugno 2016 

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