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Maroni: «Direttori Asl e ospedali non li sceglierà più politica»

Lo promette il candidato del Centro destra alla presidenza della Lombardia che specifica: “I dirigenti saranno scelti da società specializzate ‘apolitiche’ in base ai curricula”. E poi revisione dei criteri di accreditamento e controllo bilanci strutture private. E sugli scandali avverte: “Troppi ‘amici degli amici’ nel passato”.

Se diventerà governatore della Lombardia, Roberto Maroni, segretario della Lega Nord e candidato per Lega e Pdl, ha già detto che confermerà Mario Melazzini, esponente del Pdl molto vicino a Formigoni, nel ruolo di assessore alla Sanità. Alla presentazione del suo programma sulla sanità a Milano, il leader leghista ha anche detto che la Lombardia ha una buona sanità ed è un’eccellenza che va continuata e migliorata.

Piuttosto, “bisogna trattenere una quota maggiore delle tasse pagate dai lombardi per garantire una sanità a chilometro zero”. Quanto alle modifiche da fare, come spiega in questa intervista esclusiva a Quotidiano Sanità (che segue a quella al candidato di Centro sinistra Ambrosoli), ha in mente la revisione dei criteri di accreditamento, il controllo dei bilanci delle strutture convenzionate e la scelta dei direttori generali da società specializzate ‘apolitiche’.

Quali sono i provvedimenti più urgenti da adottare per migliorare la sanità lombarda?

In assoluta continuità con l’attuale eccellenza della sanità lombarda, spostando il baricentro dal sistema prettamente “ospedalocentrico” ad una rivalutazione della sanità sul territorio: strutture adeguate, a minor intensità di cure, in grado di rispondere più adeguatamente ai bisogni del cittadino. Questo ci permette di risparmiare risorse ed evitare di ingolfare inutilmente gli ospedali, che devono essere dedicati ad un elevato livello di cure. Per far ciò vanno riqualificate le strutture esistenti sul territorio ed implementate con le altre risorse presenti, pubbliche e private, a partire dai medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta, dalle farmacie, dai poliambulatori specialistici. Inoltre la grande scommessa è quella di creare la sanità della macroregione del Nord, certamente in grado di essere la prima al mondo. E’ quindi prioritario procedere ad un’accurata mappatura delle risorse esistenti, incrociata con un reale studio epidemiologico e con la specifica delle caratteristiche di qualità delle prestazioni. Dopodiché si dovranno rivedere i criteri di accreditamento delle strutture, basandosi sull’effettiva efficacia ed efficienza, introducendo ferrei sistemi di controllo qualità.

Dal San Raffaele al gruppo Multimedica, sono tante le strutture ospedaliere in crisi: cosa pensa di fare per supportarle?

La crisi è stata determinata da un lato da una gestione un po’ troppo disinvolta e dall’altro da un sistema perfettibile che non è ancora riuscito ad evitare i ricoveri incongrui; le strutture non vanno aiutate con finanziamenti a piè di lista, ma mettendole nelle condizioni di lavorare nel modo corretto, sia prestazionale che economico.

In questi ultimi anni la sanità lombarda è stata teatro di scandali e inchieste giudiziarie, come quelle sul San Raffaele e la Maugeri. Come evitare che si ripetano casi del genere? C’è stato secondo lei un uso non sempre limpido delle risorse pubbliche a favore del privato? Servono più controlli sui bilanci?

Certamente i bilanci vanno controllati attentamente, ma a monte ci deve essere un sistema realmente meritocratico e non alterato dalla presenza, come troppo spesso accaduto in passato, di amici degli amici… La nostra storica lotta alla criminalità organizzata, da questo punto di vista, è la migliore garanzia.

La gestione e distribuzione delle risorse tra strutture sanitarie pubbliche e private in Lombardia va bene, o va modificata? La sanità pubblica va potenziata, visti i tagli subiti?

E’ scorretto parlare di pubblico e privato, ma bisogna cominciare a parlare di qualità delle prestazioni e di vocazione delle strutture sanitarie, siano esse pubbliche o private convenzionate: ognuno deve poter fare bene quello che sa fare e non raffazzonare di tutto un po’, con regole uguali per tutti.

Tanti lamentano l’ingerenza della politica nella scelta di primari e direttori generali. Secondo lei è un sistema da cambiare? E se sì, come?

Le due cose vanno differenziate; i direttori generali sono espressi dalla Giunta e fino ad ora la nomina è spettata alla politica. Per noi, vanno modificati i criteri di selezione, che debbono tornare ad essere strettamente curriculari. Nella Lombardia che ho in testa, i dirigenti saranno scelti da società specializzate apolitiche in base ai curricula. I primari sono già scelti esclusivamente sulle qualità professionali ed organizzative.

Da più parti medici e pazienti rilevano come il federalismo abbia creato 20 sistemi sanitari differenti, con vistose discriminazioni di cure tra nord e sud. Bisogna continuare con il federalismo in sanità o c’è un’altra via da percorrere?

Non è una questione che riguarda la Lombardia. Sono le altre Regioni che devono attrezzarsi per fornire prestazioni al nostro livello rispettando i nostri livelli di spesa. La sanità lombarda è una best practice, noi siamo la dimostrazione che si possono fornire servizi eccellenti a costi inferiori rispetto ad altre realtà territoriali che spendono il doppio o il triplo senza garantire elevati standard qualitativi.

Quotidiano sanita – 15 febbraio 2013

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