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Mascherine, quarantena, vaccini: come si muoverà il nuovo governo? Ecco perché la strategia sanitaria farà leva sui medici di base. L’obiettivo rispetto all’era Speranza non cambia. Cambiano però le ricette

L’obiettivo rispetto all’era Speranza non cambia, ed è quello di contenere ricoveri e decessi, dando per scontato che con i contagi ci sia poco da fare, vista l’alta trasmissibilità di Omicron. Cambiano però le ricette

Giù le mascherine ovunque, stop alla quarantena per i positivi asintomatici ma avanti tutta con la campagna vaccinale, concentrandosi però sulle categorie più a rischio, ossia anziani e fragili. Con questa ricetta il nuovo governo Meloni si appresta ad affrontare la sfida del virus, che ha rialzato la testa con la riapertura delle scuole. Una ripresa dei contagi che con ogni probabilità, prevedono gli esperti, si trasformerà in una vera nuova ondata con l’imminente e più deciso calo delle temperature.
L’obiettivo rispetto all’era Speranza non cambia, ed è quello di contenere ricoveri e decessi, dando per scontato che con i contagi ci sia poco da fare, vista l’alta trasmissibilità di Omicron. Cambiano però le ricette.
Via le mascherine
Il governo uscente non prorogando l’obbligo di Ffp2 su bus, metro, treni e ospedali ha lasciato la patata bollente al nuovo Esecutivo, che con le imposizioni dell’era pandemica non è mai stato troppo d’accordo. Nel comizio di chiusura a Piazza del Popolo la Meloni lo ha detto a chiare lettere: “nel caso di una recrudescenza della pandemia l’Italia non sarà più l’esperimento del modello cinese in occidente. Basta con il modello Speranza e degli apprendisti stregoni” è l’anatema lanciato dal palco, che poco spazio lascia a un ritorno di fiamma per le mascherine. Magari si punterà a fare osservare l’obbligo, oramai ignorato dai più, di indossarle quando si è avuto un contatto stretto con un positivo, cominciando dalle aule scolastiche, dove invece nessuno le indossa più anche quando si acceso un focolaio in classe.
Il nodo della quarantena
Il virologo del San Martino di Genova, Matteo Bassetti, vicino a Giorgia e dato tra i papabili alla successione a Speranza, lo ha detto anche in una intervista a La Stampa: tenere isolati a casi i positivi asintomatici è inutile e crea problemi all’economia oltre che al buon funzionamento dei servizi essenziali. E come lui la pensano altri esperti da sempre critici sulle chiusure, come buona parte degli esponenti della nuova maggioranza. “Oggi abbiamo una situazione paradossale, con positivi di serie A, che si fanno il tampone in casa per andarsene poi tranquillamente in giro e quelli di serie B, che per aver fatto il test in farmacia o in ospedale finiscono in isolamento per 5-10 giorni. Dobbiamo dire – afferma il virologo- che se hai la febbre e la tosse stai casa per almeno 5 giorni, come per gli altri virus respiratori, e poi senza tampone esci come fanno gli svizzeri. Liberare gli asintomatici spingerebbe anche tanti positivi non dichiarati ad indossare la Ffp2 almeno nei luoghi chiusi, anziché andarsene in giro senza alcuna protezione per non essere scoperti.”
Una linea diametralmente opposta a quella indicata dagli esperti vicini a Speranza, che il governo potrebbe essere tentato di mettere in pratica se in quarantena dovessero finire un milione e mezzo di italiani come è successo l’inverno scorso, quando cominciarono a mancare medici in ospedale e vigili del fuoco da impegnare a spegnere gli incendi.
Avanti tutta con i vaccini e le terapie.
Niente mascherine e quarantena per chi è senza sintomi ma per contrastare la pandemia avanti tutta con i vaccini e le terapie, monoclonali o antivirali che siano. In campagna elettorale qualche esponente del centro destra ha continuato a strizzare l’occhio al popolo dei no vax, che non vale il 5% della popolazione. Ma al Governo bisogna dimostrare di essere in sintonia con il restante 95% che all’utilità dei vaccini crede, anche se a furia di richiami è ora subentrata una sorta di “stanchezza vaccinale”. Secondo la fondazione Gimbe solo 3,2 milioni su oltre 14 milioni di persone che potevano riceverla subito hanno fatto la quarta dose e per accelerare si punta sulle farmacie, ma soprattutto sulla chiamata attiva dei medici di famiglia. Che fino ad oggi hanno avuto il braccino corto anche nel prescrivere gli antivirali. Per questo so vorrebbe metterli sotto a contattare anziani e fragili renitenti al vaccino. A spingerli a darsi una mossa sarebbe una sorta di patto che il nuovo governo stringerebbe con loro “voi vi mettete al telefono a chiamare i vostri assistiti più a rischio uno a uno e noi non vi inchiodiamo più a lavorare anziché le attuali 14 ore settimanali di media le 38 ore che tra studio e nuove Case di Comunità vi imporrebbe il “Piano Speranza” finanziato dal Pnrr”. Strutture già bocciate da diverse organizzazioni mediche e da esperti di area “centrodestra”.

Sulla vaccinazione, per non disperdere energie, si punta però a concentrarsi sui più esposti a rischio di evoluzione in forme gravi di malattia in caso di contagio. “I dati dicono che la mortalità da Covid riguarda le persone da i 65 anni in su e i fragili”, precisa Marcello Gemmato, responsabile sanità di FdI. “Una strategia vaccinale dovrebbe concentrarsi quindi su questi e non sui bambini di 6 anni”, aggiunge, anticipando così l’uso ristretto del vaccini baby per i minori di 5 anni, in via di approvazione da parte dell’Ema. “La campagna vaccinale deve proseguire, però basta obblighi, per come la vediamo noi l’imposizione deve sparire anche per il personale sanitario”, aggiunge Gemmato. Che dichiara il de profundis anche del green pass, richiesto oramai solo a chi deve ricoverarsi o andare a trovare un proprio caro in ospedale.

La Stampa

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