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Maxi multe a chi disturba i cacciatori. Il governo impugna la legge Berlato: in contrasto con ben quattro articoli della Costituzione. Zanoni: legge fantasiosa e indecente

Nella seduta di venerdì il governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale, su proposta del ministero degli Affari regionali, la prima legge approvata dalla Regione quest’anno, la numero 1, che prevede sanzioni amministrative da 600 a 3.600 euro per chi disturba i cacciatori e i pescatori mentre questi si dedicano alla loro passione. Fortemente voluto dal capogruppo di Fratelli d’Italia Sergio Berlato, il provvedimento destò più di una perplessità non soltanto tra i banchi della minoranza, ma pure tra quelli della maggioranza e nel governatore Luca Zaia.

Secondo il governo, che ritiene la legge incostituzionale in quattro diversi punti, le norme sarebbero illegittime perché «individuando come illeciti amministrativi comportamenti di disturbo o di ostruzionismo delle attività venatorie e piscatorie, stabilendo al riguardo specifiche sanzioni amministrative, eccedono dalle competenze regionali. Esse invadono infatti la competenza legislativa riservata allo Stato dall’art. 117, secondo comma, lett. h) e l), della Costituzione, in materia di ordine pubblico e di sicurezza, nonché in materia di ordinamento civile e penale. Tali previsioni regionali risultano inoltre contrarie ai principi di legalità, razionalità e non discriminazione rinvenibili negli articoli 25, 3 e 27 della Costituzione».

Esulta ovviamente il consigliere del Pd Andrea Zanoni, instancabile antagonista di Berlato (è vicepresidente della commissione Ambiente) che si dice «estremamente felice» perché «contro questa legge indecente ho condotto, sia nelle commissioni che in aula una strenua battaglia provvedendo ad inviare, dopo la sua approvazione, un mio ricorso al governo affinché la impugnasse. Questo è un sonoro ceffone a Zaia e Berlato che continuano a promulgare e proporre leggi indecenti e incostituzionali». Il dem sembra assaporare la rivincita contro l’eterno rivale e affonda: «Al disperato Berlato in questi giorni non ne va proprio una giusta, non fa altro che collezionare sonore e continue bocciature per incostituzionalità delle sue fantasiose leggi, dal nomadismo venatorio alla caccia al Cormorano, dalle deroghe all’opzione di caccia alla caccia da natante, dai consigli direttivi dei Comprensori alpini per arrivare, adesso, alle maxi sanzioni a chi disturba i cacciatori. Chissà che decida finalmente di mettersi a studiare quanto meno l’abc del diritto e soprattutto la Costituzione. Oppure potrebbe dedicarsi all’ippica, forse lì otterrebbe maggiori successi».

Il paladino delle doppiette replica a stretto giro senza farsi troppo pregare: «Zanoni gioisce con largo anticipo, perché la legge non è stata bocciata ma soltanto impugnata. E siccome norme analoghe sono già in vigore in Lombardia e in Liguria, temo andrà incontro ad una cocente delusione». La legge, però, intanto è stata impugnata: «Massì, è chiaro che ci troviamo di fronte ad un atto tutto politico da parte del governo – sminuisce Berlato – non è la prima volta che portano la Regione del Veneto davanti alla Consulta, lo fanno per partito preso. E in molti casi sono usciti sconfitti». Il consigliere dei Fratelli d’Italia insomma non si dà per vinto e prepara una ritorsione: «Io stesso avevo presentato una proposta di legge per applicare le stesse sanzioni ai bracconieri e a chi spara vicino alle case. Vista l’impugnazione del governo, però, forse è meglio fermare tutto e attendere la pronuncia della Consulta».

Il Corriere del Veneto – 12 marzo 2017

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