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Mazzette sanità veneta. Difensori Puntin e Toniolo: «Era solo prestito»

Il difensore sottolinea che il funzionario non aveva poteri decisionali. E i trasferimenti erano già stati decisi dall´allora assessore Tosi. Un manager della sanità privata e due dazioni di denaro: il processo a carico di Giuseppe Puntin (accusato di corruzione), Franco Toniolo e Fabio Demattè (coloro che per l´accusa avrebbero favorito il manager in cambio di denaro) ruota intorno ai ruoli ma soprattutto, questa la tesi delle difese, sulla effettiva capacità di chi aveva ricevuto i soldi di agevolare l´attività gestita da Puntin.

E le ultime due arringhe delle difese (gli avvocati Pietribiasi e Sancassani) si sono soffermate sui compiti, sulla «capacità di intervenire» in atti emanati da altre autorità ma soprattutto sulla natura di quelli che lo stesso Puntin ha sempre affermato essere, nel caso di Demattè, un compenso per la medizione per l´acquisto di un terreno di proprietà di un ordine religioso (e fondamentale per la realizzazione di un parcheggio alla clinica Solatrix di Rovereto) e relativamente al funzionario, un prestito perchè si trovava in un momento di difficoltà per l´acquisto di una casa.

«Da tutto emerge che non ci sono gli estremi dell´atto contrario ai doveri d´ufficio compiuto da Toniolo perchè quello che gli viene addebitato non è un atto del suo ufficio ma di competenza esclusiva del direttore sanitario. E infatti nel capo di imputazione gli si contesta di aver “orientato” la programmazione. Non di aver creato: gli si addebita una generica capacità di intervenire per orientare».

Una disamina lucida, scandita dai vari passaggi che caratterizzano la vicenda che riguarda l´ex segretario generale alla Sanità veneta che all´epoca (e si torna al 2005) era il portavoce dell´assessore e aveva il compito di coordinare gli assessorati. Un ruolo che per il suo difensore, l´avvocato Carlo Pietribiasi, non gli consentiva di intervenire a livello decisionale. «Toniolo fa una richiesta di verifica della delibera che promana direttamente dalla volontà dell´assessore e Tosi lo ha confermato qui: la proposta di spostare gli 80 posti letto a Zevio era stata ritenuta interessante, utile e serviva, lo aveva stabilito lui stesso dopo aver sentito Campedelli, direttore dell´Ulss 21, perchè avrebbe permesso la creazione di un polo per la rieducazione. E quindi il dottor Toniolo interviene quando la decisione è già avvenuta, a livello formale e informale, quando ne hanno già parlato Tosi e Martello». E ha ribadito come fosse quantomeno anomalo il fatto che avendo preso 50mila euro il funzionario non avesse insistito affinchè non venisse tolta dalla programmazione. «E Tosi stesso ha affermato che sospese la delibera – quando emerse l´indagine – per una forma di autotutela. Toniolo era un funzionario integerrimo, ha già pagato molto per la leggerezza di non aver firmato un pezzo di carta per quel prestito. Chiedo l´assoluzione per restituirgli la dignità».

Un processo che si chiuderà in dicembre ma da sette anni Giuseppe Puntin è accusato anche di aver «spinto» per l´approvazione, fatta dal consiglio comunale all´unanimità, dell´ampliamento della Solatrix: «Non vi è nessuna accelerazione strana, la domanda è presentata in marzo e i lavori iniziano in ottobre», ha spiegato l´avvocato Luigi Sancassani, «il consiglio era in scadenza e il progetto era di pubblico interesse. Tutti sono venuti a dirlo. Demattè? Ha solo ricordato che c´era la votazione. A distanza di mesi la guardia di finanza sente parlare di blitz, vede lo scambio di denaro e non fa nulla. La procura di Trento affida a consulenti la pratica e da qui parte l´addebito di presunte irregolarità nell´iter. Ma qui sono venuti tutti a dire che nessuno mai ricevette pressioni per approvare quello che a detta di tutto il consiglio era un progetto di pubblico interesse». Della natura dei 50 mila euro consegnati a Toniolo la difesa di Puntin ha ribadito come fu lo stesso ragioniere, dal carcere di Tolmezzo, a spiegare al pm che si trattava di un prestito per una casa. «Disse “non coinvolgete Toniolo, è persona irreprensibile”. Gli interessati sono venuti tutti a spiegare che il progetto del trasferimento a Zevio era stato avallato da tutti. E Toniolo cosa avrebbe potuto fare? Pensate che riceve i contanti e li va a depositare in banca: quel denaro era per le spese vive della casa per acquistare la casa aveva già contratto un mutuo». E ha chiesto l´assoluzione

L’Arena – 21 novembre 2012

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