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Medici e cooperative, vertice con la Regione. L’allarme di Ordine e sindacato: “Continuano ad arrivarci segnalazioni,  in servizio anche colleghi stranieri che non parlano l’italiano”

Da un lato c’è la grande fuga dei camici bianchi dagli ospedali, a causa di scarse possibilità di fare carriera e di carichi di lavoro sempre più pressanti. E dall’altro c’è il business delle cooperative, agenzie che coprono carenze d’organico ingaggiando medici a gettone (ovvero pagati a singolo turno) previo affidamento da parte delle aziende sanitarie. Un cortocircuito che, per l’ennesima volta, finisce sotto la lente d’ingrandimento della Regione Veneto: venerdì prossimo, 4 novembre, è previsto un incontro con i rappresentanti degli Ordini dei medici provinciali e i sindacati di categoria.

Se n’è parlato ieri, in occasione di una conferenza stampa dell’Ordine dei medici di Padova, indetta dal presidente Domenico Crisarà e dal vice presidente Adriano Benazzato. “Si susseguono esposti da parte dei cittadini – denuncia il dottor Crisarà – l’ultima segnalazione è arrivata da parte di una residente. La signora si è lamentata di essere stata assistita al punto di primo soccorso di Montagnana da un medico di origine argentina che non capiva la lingua italiana. Ma c’è anche chi lamenta di essere visitato al pronto soccorso da giovani medici neolaureati senza esperienza”.

LA RETRIBUZIONE. Sul tavolo della Regione finirà anche il tema dell’equiparazione delle retribuzioni tra i medici dipendenti del sistema sanitario, disposti a lavorare anche in orario aggiuntivo e i medici delle cooperative. “Le cooperative hanno drogato il mercato del lavoro con situazioni imbarazzanti – afferma il dottor Benazzato – i medici ingaggiati hanno facoltà di scelta, per cui possono contare su turni più favorevoli rispetto i medici dipendenti. Inoltre, c’è grande differenza a livello retributivo. Quelli delle cooperative arrivano anche a guadagnare al mese anche cinque volte di più. A questo proposito la Regione ha inviato una circolare alle aziende ospedaliere e a quelle sanitarie locali per equiparare le retribuzioni tra medici dipendenti e medici delle cooperative, fissando un tetto massimo di 100 euro all’ora. Non solo, il decreto Milleproroghe ha ampliato al 31 dicembre 2023 la possibilità ai medici stranieri di venire a lavorare in Italia. Il problema è che non c’è filtro, il Ministero della Sanità non ne verifica i titoli di laurea e di specializzazione. Lo ritengo un fatto decisamente pericoloso, perché bisogna sempre garantire la sicurezza e la qualità delle cure”.

SCARSA MOTIVAZIONE. I dati sulle assegnazioni delle scuole di specializzazione 2022 dicono che il 12% dei contratti totali e il 50% dei contratti d’emergenza urgenza non è stato assegnato. “Siamo in un momento di grande crisi della sanità – prosegue Crisarà -. Tanti corrono a fare il test di Medicina, oltre 70mila ragazzi quest’anno, ma poi chi si laurea non vuole lavorare nel pubblico. Se fossi al governo mi preoccuperei di questa dicotomia. Sempre più ragazzi scelgono specialità sfruttabili nel privato”.

NO-VAX. Sul fronte sospensioni dei medici non vaccinati, l’Ordine padovano è arrivato a quota 300 su poco meno di 10mila iscritti. “Rappresentano appena lo 0,5% – sottolinea Crisarà – e pochissimi sono coloro che lavorano in strutture pubbliche o come medici di famiglia. La maggior parte opera nel privato”. Finora su quattro istanze portate avanti dai medici no-vax in tribunale, tutte e quattro sono state rigettate. “L’Ordine applica una legge dello Stato e non può fare a meno di farlo, con equilibrio e rispetto”, conclude Crisarà.

BUSTE PAGA Dopo una lunga trattativa sindacale, ieri Anaao Assomed ha annunciato l’erogazione ai medici e dirigenti sanitari dell’Azienda Ospedale-Università di Padova di oltre 10mila euro lordi di arretrati con lo stipendio di ottobre, soldi relativi alla retribuzione di risultato degli anni 2020-2021, parte della cosiddetta “retribuzione accessoria”. Si tratta di risorse congelate dal 2020, anno di entrata in vigore del nuovo contratto nazionale, e sbloccate a partire dal nuovo accordo sugli incarichi raggiunto lo scorso aprile, che aveva sciolto definitivamente il nodo della retribuzione accessoria in Azienda.

Elisa Fais – Il Gazzettino di Padova

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