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Meno fondi a Comuni e Regioni, tagli per 9 miliardi. Rischio salasso sui contribuenti aumenti di tasse fino a 650 euro. Mercoledì incontro decisivo

Valentina Conte.  Il fisco locale ha grattato quasi fino all’osso. Eppure qualche spazio tra addizionali e Tasi ancora c’è. E potrebbe essere usato come arma di trattativa (o ricatto) da governatori e sindaci alle prese con quasi 9 miliardi di tagli da gestire per quest’anno. Mercoledì il governo incontrerà ancora le dieci Città metropolitane, decise a scongiurare il peggio.

Ma a temere, a questo punto, sono i cittadini. Nonostante i proclami, il rischio è sempre quello. L’aumento delle tasse, con aggravi choc dai 92 euro pro-capite di Roma ai 651 di Firenze. O l’erogazione di minori servizi. Che poi è la stessa cosa.

Sul tavolo, dunque, di nuovo i tagli: 5 miliardi chiesti alle Regioni (la metà dalla sanità), 2,2 ai Comuni, uno a Province e Città metropolitane. Più i 625 milioni che i sindaci aspettano per compensare il passaggio Imu-Tasi. Quasi 9 miliardi in tutto. Con un dettaglio non da poco: la metà dei sacrifici chiesti ai campanili serve a finanziare il bonus da 80 euro.

Cortocircuito irritante tra tasse tolte per qualcuno e (ri) messe a tutti. E con un paradosso: le Province sono state cancellate, non i loro balzelli, come l’imposta di trascrizione e quella sui premi Rc auto, portate già al massimo. Una mucca che dunque non si può mungere più di tanto. Roma e Reggio Calabria, tra le dieci Città metropolitane, l’hanno fatto da poco alzando la seconda al 16% del premio. Con un balzo per i romani (dal 12,5). Si capisce dunque l’irritazione dei sindaci, specie quelli della Capitale, di Firenze e di Napoli, chiamati in tre al 70% dei tagli affibbiati alle neonate Città metropolitane (181 milioni su 259).

Il panorama è desolante. Se le Province hanno esaurito i mar- gini fiscali (tranne Firenze sull’Rc auto), messi alle strette Comuni e Regioni possono però reagire. Gonfiando le rispettive addizionali. I dieci sindaci nell’occhio del ciclone sono già al top dello 0,8%, tranne Firenze che è allo 0,2 (Roma è addirittura allo 0,9 per via della gestione commissariale), ma potrebbero escludere le esenzioni sin qui concesse. I governatori delle rispettive Regioni godono di manovrabilità maggiore e tranne il Lazio (anche qui già al tetto del 3,33%) possono accelerare a tutto gas. Di rimando, i sindaci possono ritoccare la Tasi sulla prima casa, ad esempio dimezzando le detrazioni. Ecco quindi i rincari choc, calcolati (in base a queste ipotesi del tutto plausibili) dalla Uil — Servizio politiche territoriali. Con un minimo, non a caso, di 92 euro pro-capite a Roma dove si è già raschiato il fondo del barile. E un massimo di 651 euro pro-capite a Firenze, laddove i margini di intervento sono ancora ampi. Provincia, Regione, Comune possono davvero fare strike, sotto la cupola del Brunelleschi. Non a caso, il primo cittadino di Firenze, il renziano Dario Nardella, non nasconde la sua irritazione da giorni, prendendosela pure con Bologna, colpita assai meno nel riparto dei sacrifici.

Qual è l’alternativa, se esi- ste? Il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino, ha invocato una tassa aeroportuale da 3 euro per risolvere i nodi più scottanti (Roma, Napoli, Firenze). Senza calcolare però che così si arriverebbe a 10 euro di prelievo extra sui biglietti aerei, tra ritocchi e ritocchini degli ultimi anni per coprire buchi locali e nazionali. Il premier Renzi pensa invece a tagli di spesa e sprechi vigorosi, calando ad esempio il bisturi sulle Asl. A patto però che non ci siano ricadute sui cittadini. «I servizi non diminuiranno», ripete. Possibile una spending review che non faccia male?

Repubblica del 13/04/2015

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