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Mestre. Corte dei Conti, inchiesta sull’ospedale dell’Angelo

Aperta dopo l’esposto di un ex dirigente Usl, ora grillino. Due fascicoli nelle mani della procura: c’è anche il centro protonico

Uno fa bella mostra di sé in quella che fino a qualche anno fa era la campagna di Zelarino, hinterland di Mestre. L’altro dovrebbe sorgere lì a fianco, ma per ora è solo sulla carta, anche se la cordata privata che l’ha proposto all’Usl 12 ben otto anni fa proprio nei giorni scorsi ha scritto una lettera di diffida: o si parte o chiediamo i danni. Ospedale dell’Angelo e Centro protonico per la cura dei tumori hanno però un doppio destino comune: il project financing e, da qualche mese, un fascicolo della Corte dei Conti. La procura contabile ha infatti messo nel mirino entrambe le strutture sanitarie per verificare l’ipotesi di danno erariale. A indagare sull’ospedale è il viceprocuratore Alberto Mingarelli, innescato da un esposto dettagliato presentato non da un cittadino qualunque, ma dal dottor Claudio Cerasi, dal 2000 al 2008 direttore amministrativo dell’Usl 19 di Adria, prima di andare in pensione. Un uomo che dunque conosce i bilanci delle aziende sanitarie e che ora è iscritto al meetup di Venezia e ha studiato l’argomento per due anni con un gruppo di lavoro del Movimento 5 Stelle. Circa un mese fa l’ex dirigente ha inviato l’esposto in procura e poi ha avviato una campagna di comunicazione con un volantino e anche una lettera al governatore Luca Zaia, recapitata nei giorni scorsi. Il cui punto centrale è il seguente: sulla base dei suoi calcoli, la cordata privata (la Veneta sanitaria finanza di progetto, di cui fa parte anche la Mantovani) con un capitale sociale di 20,5 milioni di euro e un mutuo di 120 milioni causerà una spesa per la Regione di 280 milioni di oneri finanziari, mentre invece un semplice mutuo sarebbe costato «al massimo 80 milioni di euro». Una bella fetta della spesa, cioè 124 milioni, sono di imposte, in particolare di Iva al 20 o (oggi) al 21 per cento: questo perché la Vsfp fattura i servizi con Iva piena, quando invece potrebbe essere al 10 per cento in caso di affidamento diretto. «L’operazione è finanziariamente assurda – scrivono i 5 Stelle a Zaia – con gravissimo depauperamento delle finanze regionali: 200 milioni buttati». Fino alla rima paradossale e provocatoria: «Roma ladrona o Veneto mona?». Mingarelli ha già delegato la Guardia di Finanza a indagare su queste questioni. Un altro degli aspetti di possibile danno erariale riguarda poi il fatto di legarsi per 24 anni—cioè la durata del contratto—a uno stesso soggetto che fornisce tutti i servizi (manutenzioni, pulizie, mensa, lavanderia, ma anche laboratorio analisi), bloccando i prezzi per un tempo che sul libero mercato è un’eternità. Sul centro per la cura dei tumori con la radioterapia protonica indaga invece il pm contabile Chiara Imposimato, che ha chiesto al servizio ispettivo della Regione Veneto una prima stima dei costi della lunga procedura, il cui ultimo atto è stata la firma della convenzione di concessione tra Usl 12 e la cordata Ptc Veneto. In questo caso sono stati gli stessi revisori dei conti dell’azienda sanitaria a segnalare alla Corte dei Conti i rischi dell’operazione: sia che si faccia (perché c’è il rischio di non avere abbastanza pazienti per rispettare il piano economico-finanziario), sia che non si faccia, a causa delle penali. Alberto Zorzi

28 marzo 2013 – Corriere del Veneto

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