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Micronemici. L’Italia è lo Stato dell’Unione europea più attaccato da nuovi insetti e batteri extraeuropei. Ecco chi sono gli invasori invisibili

Il ponte sullo Stretto prima o poi si farà, assicura Roma. Ma l’Italia intera, nel frattempo, un ponte lo è già, per volontà della natura: una passerella fisico-biologica fra l’Europa, l’Asia e l’Africa, su cui viaggiano milioni di invasori, di batteri, insetti e virus «estranei» che arrivano da altri continenti, attaccando le piante e alterando l’ecosistema europeo.  

L’allarme, naturalmente non sull’esistenza di quel ponte ma sulla situazione generale del continente, sta in un rapporto diffuso proprio l’altro giorno dalla Commissione europea, riguardante «gli organismi pericolosi per le piante nei territori degli Stati Ue»: dice che, solo nel 2014, sono stati segnalati 96 insetti, 22 virus, 20 funghi, 49 batteri, e così via. Presenze accertate per la prima volta, o aggiornate nel tempo. Il dossier — curato dal Direttorato generale Ue per la sanità e la sicurezza alimentare — dice anche che, per il periodo 2010-2014, il primato di questi allarmi spetta all’Italia: da sola ha inviato 252 notifiche di «invasori», il 22% di tutte quelle arrivate dai 28 Paesi-membri.

Da un lato, questo primato testimonia che comunque in Italia i controlli si fanno: altri Paesi più «riservati» e ottimisti, come alcuni del Sud-Est, non hanno probabilmente situazioni molto migliori. Dall’altro lato, al numero degli «invasori» biologici potrebbero contribuire anche le carenze di certi controlli a livello locale: pochi giorni fa, la Commissione europea ha messo in mora Roma, prefigurando una procedura di infrazione che potrebbe costarle centinaia di migliaia di euro, per le misure insufficienti adottate contro la «xylella fastidiosa», il batterio killer degli ulivi pugliesi.

La metà delle segnalazioni italiane ed europee riguarda insetti e acari, e spesso si parla di «outbreaks», «eruzioni» o «epidemie». Dietro i numeri, c’è una realtà quasi da fantascienza. Un popolo di antenne e pungiglioni migra ogni giorno verso le foreste, i campi coltivati, i vivai dell’Europa. Batteri e virus, funghi e fitoplasmi viaggiano nell’atmosfera, per mare e per terra, sulle navi, sugli aerei, sulle ali o sul pelo degli animali o sulla pelle degli esseri umani.

Si lasciano dietro sciagure come lo sterminio delle palme (secondo alcuni esperti, in Italia potrebbero estinguersi totalmente in un paio d’anni) causato dal «punteruolo rosso», il coleottero arrivato dall’Oriente. O come il «disastro ambientale» segnalato in Lombardia per effetto della «Anoplophora chinensis» (o «tarlo asiatico» o «cerambice dalle lunghe corna») il cui viaggio sembrerebbe un romanzo avventuroso, se non fosse un incubo per l’ambiente. Questo coleottero robusto, e anche bello per il suo dorso blu scuro picchiettato di bianco, sarebbe giunto in Europa dal Giappone nascosto in qualche piantina di bonsai. Pare che, con un trasporto di flora esotica, sia passato dalla Croazia in Toscana e poi in Lombardia, sempre spinto da un formidabile appetito; le sue larve vivono infatti divorando legno, ogni legno reperibile sul globo: dai platani alle querce, ai rametti dei cespugli di rose, non disprezzano e non risparmiano nulla, e devastano anche il verde urbano.

Al pari del «Thaumastocoris peregrinus» o «cimice bronzea», che diffonde la peste degli eucalipti. O del «Lissorhoptrus oryzophilus», diffusore della micidiale peste delle risaie, comparso nel 2004 in alcuni angoli della Padania, poi in Francia, e ormai presente lungo quasi tutto il Po. Gli fa compagnia la «Popillia Japonica», uno scarabeo verde brillante arrivato appunto dal Giappone o dagli Usa, e segnalato solo da poco nel Parco del Ticino. Attacca le radici di 295 specie vegetali fra cui il mais, il pomodoro e la vite: qualche contadino dice che questo divoratore sta perfino imparando a evitare trappole ed esche, e che se lo lasci fare in un giardino può rapidamente tramutarlo in un pezzo di terra morta, un piccolo Sahara padano.

Luigi Offeddu – Il Corriere della Sera – 15 dicembre 2015 

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