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Monti: dopo di me tornerà politica, all’estero attendono riforma lavoro

Il premier: “La recessione nasce dall’economia internazionale e  non dalle riforme che non si devono mettere in discussione. Tra le cause della crisi, c’è anche l’aver a lungo negato i problemi

«All’estero si aspetta di vedere che esito avrà» la riforma del lavoro. Lo ha detto il premier Mario Monti che da Tokyo ha osservato: «C’è molta attesa su quello che accadrà in Parlamento».  E ha aggiunto: «La recessione» nasce dall’economia internazionale e dalla mancanza di «politiche di crescita» in Italia, non dalle riforme che, nonostante possano sul momento «intensificare un po’» la tendenza negativa, non devono essere messe in discussione. Infine «Il cambiamento politico» in corso in Italia «fa ben sperare per quando, presto, dopo le elezioni, ritorneranno governi a composizione politica».

Il presidente del Consiglio prima di spostarsi dal Giappone alla Cina, nell’ambito del suo road show in Asia, ha spiegato che le fiammate recessive non modificheranno le scelte di politica economica del governo, anche di fronte a spinte che possano andare in questo senso e che Monti mette nel già nel conto, per respingerle in anticipo, avvertendo allo stesso tempo che «la recessione, se mai, può essere solo un po’ intensificata da politiche di risanamento dei conti pubblici e di riforme strutturali».
 
Monti osserva infatti che «non dobbiamo pensare che per qualche mese, e qualche trimestre ancora, dati recessivi, naturalmente in sé sgradevoli e ancora per un po’ negativi, pongano in discussione la qualità delle scelte di politica economica fatte. Anzi – sottolinea – le rafforzano».
 E questo, aggiunge Monti prefigurando dinamiche ancora di là dallo svilupparsi nel Paese, già mettendo in conto che quei dati «comporteranno dei tentativi di misure di attenuazione del disagio sociale che ciò comporta».

A chi gli chiede se proprio dalla lunga missione in Asia arriverà una rapida spinta per gli scambi e gli investimenti con l’Italia, Monti invita a considerare che «bisogna vedere l’asse dei tempi: dopo questo viaggio – avverte – non vedremo nessun miglioramento riflesso nei dati dell’economia italiana nei prossimi mesi. Questi sono processi che richiedono tempo», anticipa facendo poi riferimento all’Ocse che «ha pubblicato previsioni negative dal punto di vista dell’andamento
dell’economia reale e valutazioni sulla politica economica italiana in corso molto positive e incoraggianti».  «C’è – si domanda – contraddizione tra le due cose? Assolutamente no. Sappiamo – rileva Monti – che la recessione è un frutto dell’economia internazionale, un frutto della
mancanza in passato di politiche di crescita per l’Italia».  Quindi, meglio guardare al complesso di riforme avviato dal governo, e realizzato in parte, con una «fiduciosa attesa che
questi provvedimenti, che lavorano nel profondo dell’economia e non sulla cresta dell’onda, abbiano i loro effetti»

Tra le cause della recessione ricordate da Mario Monti nel suo breve incontro con i giornalisti italiani al seguito prima di partire per Pechino, non c’è solo l’andamento dell’economia internazionale ma anche un fattore interno. «Ricordate – fa infatti osservare ai cronisti – che per diversi anni si era negato che l’Italia avesse un problema di scarsa crescita, di scarsa competitività?».

Il presidente del Consiglio ha poi parlato di una lettera inviata oggi al Corriere della Sera, per mettere «nel contesto quell’una o due frasi» pronunciate in un discorso a Tokyo «che in Italia è stata letta in modo tale da generare un grande, e a mio parere non fondato, dibattito politico». Lo ha spiegato, parlando ai giornalisti al seguito, alla partenza dal Giappone. Nonostante le dichiarazioni al Nikkei di Tokyo fossero state – ha riconosciuto il premier – «correttamente riportate dai corrispondenti italiani presenti», in Italia «è fiorito un dibattito che mi dispiace abbia dato un’impressione esattamente opposta a quella che era l’intenzione».

In una lettera inviata al Corriere della Sera il presidente del Consiglio, Mario Monti,  dice poi che il “montismo” «non esiste» e dopo il voto tornerà a governare un esecutivo politico. Politica che in questi mesi sta mostrando «senso di responsabilità » così come gli italiani, che sono «maturi» e anche «più consapevoli di quanto si ritenesse» della necessità di fare adesso dei sacrifici. Monti, ancora fuori dall’Italia per il suo tour in Asia, nella lettera sottolinea che all’estero «comincia a diffondersi l’apprezzamento per ciò che il nostro Paese ha saputo fare in questi mesi» ma «restano una riserva, una percezione errata, un forte dubbio» su tempi e modi della riforma del mercato del lavoro e sul fatto che «il nuovo corso possa essere abbandonato quando, dopo le elezioni parlamentari, torneranno governi politici ».
 
La Stampa – 30 marzo 2012

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