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Manovra. Verso l’Aula. Confronto, ma niente «barricate»

 La stangata è pesante ma non potranno tirarsi indietro. Le principali forze politiche che sostengono il governo, Pdl, Pd e Terzo polo voteranno la manovra.

Questo è l’input giunto dai vertici dei partiti che adesso, prima ancora dell’approdo parlamentare del decreto «salva Italia», attendono di conosce-re gli esiti del vertice di Bruxelles dell’8-9 dicembre. Il Consiglio europeo di venerdì può infatti rappresentare la ragione principale del «sacrificio» imposto agli italiani e che la maggioranza è ora chiamata a ratificare in Parlamento. «Valuteremo con molta attenzione le conclusioni dei vertici europei,» dice Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl con chiaro riferimento alle ipotesi che si vanno facendo sulle possibili garanzie ai mercati per i debiti sovrani dei Paesi dell’area euro. Il partito di Silvio Berlusconi è inquieto. Il timore è che possa ripetersi quanto già accaduto nei mesi scorsi, che si passi da una manovra all’altra, in attesa di una svolta sui mercati che finora non si è vista. Oggi pomeriggio si terrà un vertice per valutare il decreto Monti in vista del dibattitto parlamentare. Lo stesso farà il Pd. Ma nessuno mette in discussione il via libera alla manovra «né ci si fa illusioni sull’introduzio-ne di modifiche…», diceva ieri un dirigente del Pdl, con riferimento ai tempi di approvazione definitiva del decreto che, secondo la tabella di marcia già concordata con i leader della maggioranza, dovrà avvenire entro Natale. Poi si aprirà un’altra partita. Le elezioni amministrative di primavera si avvicinano. Pdl e Pd avvertono la concorrenza ai fianchi delle ali “estreme”: la Lega da una parte, Di Pietro e Vendola dall’altra, si faranno sentire dentro e fuori il Parlamento. Il mancato aumento delle aliquote Irpef ha certamente fatto tirare il fiato al partito del Cavaliere, già provato dalla reintroduzione della tassazione sugli immobili, così come per Bersan i è stato salutare il mantenimento dell’indicizzazione delle pensioni entro i 96o euro coperta dalla patrimoniale sui capitali rientrati con lo scudo fiscale. Ma la stangata resta comunque pesante e difficile da far digerire ai propri elettorati. Le elezioni però non sono vicine, anzi. Di mettere a rischio la sopravvivenza dell’euro e dell’Italia nessuno vuole assumersi la responsabilità. È stata ed è questa la prima ragione della fiducia a Monti. Certo non è detto che questa «paura» non possa essere superata. Ci sono molte variabili che possono modificare il quadro, tra queste anche il referendum sulla legge elettorale. Se la Consulta dovesse ammetterlo, per evitare il ritorno al maggioritario, al Mattarellum, qualcuno potrebbe essere tentato a rompere gli indugi.

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