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Morbillo, picco di infezioni: in troppi non si vaccinano. Epidemia negli Stati Uniti. Cento casi a Bologna

Allerta morbillo. Il movimento antivaccinazione sembra aver fatto toccare un record di casi che negli Stati Uniti non si raggiungeva da almeno 20 anni. È quanto rivela il rapporto settimanale del Centro per il controllo delle malattie infettive e la loro prevenzione di Atlanta: 288 casi dall’inizio dell’anno fino al 23 maggio. Il più alto numero di infezioni durante i primi cinque mesi dell’anno dal 1994. Il morbillo torna a far paura nel Paese che lo aveva dichiarato eliminato nel 2000. In realtà, essendo la malattia endemica in altre parti del mondo, anche gli Stati Uniti restano esposti al virus di importazione.

Detto questo, gli esperti indicano nel movimento antivaccinazione il principale colpevole di questo ritorno di fiamma: il 69% dei 288 casi ha riguardato con certezza persone non vaccinate. Di un altro 20% non è stato possibile determinare se la profilassi antimorbillo sia stata effettuata o no. Comunque, «tra i 195 residenti negli Stati Uniti che hanno avuto il morbillo e non sono stati vaccinati — spiega il rapporto pubblicato dal Los Angeles Times — 165 (l’85%) aveva rifiutato la vaccinazione per obiezioni religiose, filosofiche o personali». Per dirla senza mezzi termini, queste persone si sono trasformate in un rischio per la salute pubblica.

Anche in Italia si sta registrando un’onda anomala. Un centinaio di casi di morbillo in pochi mesi a Bologna. Un contagio e mezzo al giorno nelle ultime settimane. E anche in questo caso è la vittoria (negativa) degli antivaccinazione. A essere colpiti dal virus che porta febbre alta e macchie rosate sulla pelle sono gli adulti e non i bambini. E molti di loro non si erano vaccinati per scelta e non hanno vaccinato i loro figli. Il problema di Bologna, che sta attirando l’attenzione di esperti anche internazionali di sanità pubblica e malattie infettive, è che il virus del morbillo, oltre ad aver colpito una ventina di bambini, ha aggredito anche alcuni medici del policlinico Sant’Orsola-Malpighi e svariati studenti universitari (la maggior parte della facoltà di Medicina). Un caso analogo si verificò a Torino anni fa con un’epidemia di tubercolosi tra gli studenti di medicina.

Il contagio è, al momento, diventato quasi ingestibile. Si sta cercando di verificare chi è entrato in contatto con le persone affette dal morbillo allo scopo di ricostruire il percorso del virus tra gli infettati: la maggior parte dei colpiti ha tra i 25 e i 44 anni, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di non vaccinati o di persone sottoposte a un solo ciclo, invece dei due consigliati. L’epidemia di morbillo interessa da diversi mesi anche i bimbi (gli adulti solo nelle ultime settimane): «Inizialmente febbre alta e raffreddore, poi dopo alcuni giorni compaiono le eruzioni cutanee — spiega Filippo Bernardi, direttore del Pronto soccorso pediatrico del Sant’Orsola —. Spesso i sintomi non vengono subito riconosciuti e così aumenta la possibilità di contagio». A proposito dei non vaccinati, mentre prima il virus passava dai bimbi agli adulti, nel caso bolognese sono state diverse mamme a contagiare i figli. In un caso è stato colpito anche un bebè.

Mario Pappagallo – Corriere della Sera – 1 giugno 2014 

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