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Mucche e aria condizionata: un sistema di ventilatori e spruzzi d’acqua per combattere il caldo estivo negli allevamenti intensivi di vacche da latte. Per il Ciwf non è abbastanza

Anche le vacche da latte soffrono il caldo, in particolare all’interno degli allevamenti intensivi, e garantire loro una temperatura accettabile serve a mantenerle in salute e farle produrre di più. Il problema emerge, evidentemente, soprattutto nei paesi caldi, e non è un caso che proprio in Israele sia nata la Cow Cooling Solutions, una società fondata dall’agronomo Israel Flamenbaum che studia impianti di raffreddamento per le strutture che ospitano questi animali. Un modello esportato anche all’estero, e in Italia, dove a richiedere la consulenza di Flamenbaum all’inizio del 2016 sono stati due grandi allevamenti di proprietà della Benetton, Maccarese e Cirio.

L’idea, come spiega lo stesso Flamenbaum in un articolo pubblicato sulla rivista Ruminantia, era quella di potenziare i sistemi di raffrescamento esistenti, ottimizzandone l’efficacia. “Il contatto con Flamenbaum è nato grazie all’Università di Viterbo dove si trova il centro di riferimento europeo per lo stress da caldo”, spiega Matteo Boggian, uno dei responsabili dell’azienda di Maccarese che ospita oltre 3.600 animali e 1.300 vacche frisone in mungitura, e fornisce tra l’altro il latte alla centrale del latte di Roma. “La sua esperienza ci è sembrata subito interessante, perché Israele è il paese che ha gli allevamenti di vacche da latte più produttivi nonostante le alte temperature sei mesi l’anno” prosegue Boggian. Il problema è che le vacche sono animali che non sudano ed emettono il calore attraverso la respirazione. ”La produzione di latte è un processo energetico che per definizione genera calore, e quindi gli animali per compensare tendono a produrre meno nella stagione calda” prosegue l’esperto.

La soluzione è stata quella di ricreare le condizioni climatiche della stagione fredda, aumentando il numero di ventilatori disponibili e rinfrescando gli animali mentre mangiano ma anche prima o dopo la mungitura con spruzzi di acqua alternati a getti d’aria. Una soluzione che si è tradotta in una maggiore redditività, sia in termini di produzione di latte che di fertilità. Secondo i dati forniti da Flamenbaum, l’aumento di produzione di latte a Maccarese si aggira intorno al 10/15 % rispetto a stalle che non dispongono di sistemi per rinfrescare gli animali, e anche il tasso di concepimento aumenta, soprattutto nei mesi estivi, tra il 10 e il 17%. Non molto diversi i risultati ottenuti all’Azienda Agricola Cirio, un altro allevamento situato in provincia di Caserta con 1.500 vacche in mungitura: anche in questo caso sono stati potenziati gli impianti di raffrescamento presenti e ne è stato razionalizzato l’uso. Ottenendo vantaggi che ripagano il costo delle installazioni: “L’importante – spiega Boggian – è avere un impianto efficiente che limita il consumo d’acqua ed energia per ottener li massimo rendimento, riducendo gli sprechi: in questo modo si spendono circa 40 euro all’anno per animale”.

E anche se l’articolo dell’esperto israeliano curiosamente non fa nessun riferimento al benessere animale, all’atto pratico sembra che i vantaggi per la salute delle vacche ci siano: “Abbassando la temperatura ci sono meno disturbi legati ad alterazioni del metabolismo, come problemi digestivi, problemi podali o mastiti”, spiega Boggian, mentre lo stesso Flamenbaum rileva come le migliori condizioni di vita degli animali si riflettano anche sulla qualità del latte. E i dati riaccendono qualche polemica: “Gli allevamenti intensivi sono molto criticati, ma se sono gestiti correttamente gli animali stanno bene”, sottolinea Boggian.

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7 giugno 2017

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