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Napolitano, sanità: “Paghi di più chi ha”. Non è cosi?

L’appello lanciato ieri dal presidente della Repubblica sembra avere una sua logica indiscutibile. Ma in realtà, considerando che già oggi la sanità è finanziata su basi fiscali “progressive”, restano molte incognite sul suo reale significato. Salvo ipotizzare nuove forme di compartecipazione o di finanziamento

“Anche in ragione della loro capacità effettiva di reddito, della loro effettiva capacità economica, ai cittadini che sono in condizioni di dare maggiori contributi (dobbiamo chiedere) di darli, anche al finanziamento di un sistema sanitario pubblico”. Così, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ieri mattina alla presentazione della Relazione sullo stato sanitario del Paese.
 
Per la seconda volta in poche settimane (vedi intervento del 13 novembre), il Capo dello Stato torna a parlare di sanità battendo ancora il tasto sulla necessità di rivedere l’attuale sistema sanitario, al quale non manca di riconoscere successi e prerogative, definendolo “titolo di civiltà per il nostro Paese”.
 
Ma il punto centrale di quest’ultimo (ma anche del primo) intervento di Napolitano non è questo. Il punto è quello della necessità di rivedere il nostro sistema perché, anche secondo Napolitano, esso non sarà in grado di reggere se non interverranno politiche “di selezione attenta degli interventi di riduzione e contenimento della spesa, attraverso provvedimenti che siano davvero di innovazione e di razionalizzazione del sistema”.
 
Quindi il nodo resta sempre quello della sostenibilità del Ssn, lanciato dal presidente del Consiglio Monti il 27 novembre scorso. E sempre su questo filone rientra anche l’appello di Napolitano affinché “chi ha di più paghi di più”, pronunciato ieri mattina al Ministero della Salute.
Senza tornare a riflettere sulla sostenibilità del sistema (sapete come la penso: spendiamo meno di tutti i partner europei, quindi se si vuole dare di meno alla sanità diventa una scelta politica, non “tecnica” necessaria “a prescindere”), penso che si debba invece riflettere su quest’appello del presidente della Repubblica.
 
Il concetto che chi ha di più debba pagare di più, infatti, è già compreso, anche se indirettamente, nell’attuale modalità di finanziamento del Ssn. Oggi la sanità pubblica è infatti finanziata con quote delle entrate fiscali globali in misura stabilita dal Governo, in accordo (quando possibile) con le Regioni, in base alle dinamiche economiche e finanziarie del Paese.
 
Per questo il concetto del “chi ha di più, paghi di più” è già in essere, perché essendo il nostro fisco progressivo, già oggi chi ha redditi più alti paga più tasse di chi ha redditi inferiori per avere lo stesso servizio, in una logica “redistributiva”, solidale, che è alla base del nostro sistema di welfare, sanità compresa.
 
E allora cosa intende Napolitano? Che chi è più ricco debba versare contributi aggiuntivi specifici per la sanità? Sì, ma come? E questo non è chiaro. Anche se le ipotesi plausibili sul piatto restano sempre le stesse: o si pensa di introdurre sistemi di compartecipazione alla spesa sanitaria più ampi di quelli attuali e interamente basati sul reddito, come la franchigia ipotizzata da Balduzzi oppure pensando di istituire forme diversificate di finanziamento e copertura assistenziale basati sul reddito (ma in questo secondo caso verrebbe meno l’unitarietà del sistema).
 
Insomma, dietro una frase che solo apparentemente ha una sua logica indiscutibile, è invece tutto da chiarire il come applicarla realmente senza scardinare i presupposti fondativi del nostro Ssn. Che sono l’equità, la solidarietà e l’universalità e dove i più ricchi già oggi contribuiscono in misura maggiore dei più poveri pagando più tasse (e più ticket).
 
Forse, ancora una volta, il problema resta quello dell’evasione fiscale che fa sì che anche la sanità sia penalizzata da coloro che evadendo in tutto o in parte il fisco, “sfruttano” il sistema ma senza pagarlo. E in questo caso, purtroppo, anche la franchigia di cui si è tanto parlato potrebbe non risolvere nulla, creando situazioni in cui a pagare di più sarebbero sempre i soliti noti.
 
C.F.
 
P.S. Degne di nota, poi, dovrebbero essere anche altre affermazioni del presidente, sempre di ieri. Quelle riferite ai rischi di tensioni ed errori conseguenti a tagli alla sanità che vadano al di là dei risparmi possibili. Così Napolitano: “Certo, le cose cambiano un po’ quando si dice che, in ogni caso, bisogna tagliare di 1.000, di 1.500 o di 2.000 milioni e ‘Anche se con questi interventi sui meccanismi e sulle strutture si riparmia assai di meno, vedete voi come raggiungere, in ogni caso, quella cifra’. Qui nascono molte difficoltà e molte tensioni. Nascono anche casi molto delicati e nascono anche molti errori”.

Questa frase, che si può ascoltare dal video dell’intervento del presidente e da noi correttamente riportata nella nostra cronaca di ieri, non compare invece nel comunicato ufficiale del Quirinale ed è quindi sfuggita ai più. Penso che essa meriti la dovuta attenzione proprio perché inserita nel ragionamento fatto dal presidente su come operare quei risparmi necessari a garantire il futuro del Ssn senza però incidere sui diritti dei cittadini.

quotidianosanita.it – 13 dicembre 2012

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