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Ndrangheta, 13 arresti tra Lombardia e Calabria. Contatti con politici milanesi e imprese per gli affari dell’Expo

Le manette sono scattate tra Lombardia e Calabria in un’inchiesta della Dda di Milano. Nel mirino due gruppi criminali del Comasco con interessi nelle speculazioni immobiliari e nei subappalti per l’Esposizione

Tredici arresti fra uomini di ‘ndrangheta e imprenditori, nelle province di Milano, Como, Monza-Brianza, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Un’inchiesta che ancora una volta non si avvale di pentiti e soffiate, ma di pedinamenti e microspie piazzate dove i boss non se l’aspettano.

Il padrino intercettato. Nelle oltre 800 pagine di ordinanza firmate dal gip milanese Alfonsa Ferraro viene citato anche Emilio Pizzinga, ex consigliere comunale del Pdl a Cesano Maderno, con un figlio  condannato a 23 anni e sei mesi per traffico internazionale di stupefacenti. Pizzinga padre è stato intercettato mentre va a casa di Salvatore Moscatello, ottant’anni, un padrino già travolto da precedenti inchieste: talmente anziano da essere stato messo agli arresti domiciliari, ma che da casa continua a darsi da fare per l’organizzazione e a dare «consigli». Pizzinga tenta di aiutarlo per le pratiche Inps e l’anziano boss cerca, senza riuscirci, di procurare voti per un amico di Pizzinga, Marco Anzani, nelle elezioni dello scorso maggio.

L’inchiesta Quadrifoglio. L’inchiesta dalla Procura antimafia milanese, coordinata da Ilda Boccassini, e condotta insieme con i carabinieri del Ros da Francesca Celle e Paolo Storari, colpisce ancora una volta in base all’articolo 416 bis, per associazione  di tipo mafioso denominata ‘ndrangheta, e investe in pieno la famiglia Galati, radicata nel comune di Cabiate (Como). E ancora una volta è una speculazione edilizia a offrire uno spaccato di vita interna delle cosche. C’è un terreno di Rho, frazione di Lucernate, e i boss fanno arrivare al costruttore Franco Monzini, anche lui arrestato per concorso esterno, 300mila euro, «un mazzettino» in banconote da 500. E sia nel passaggio di denaro sia come copertura politica compare Luigi Addisi. Si spende in consiglio comunale per favorire la cooperativa Quadrifoglio: il terreno diventerà edificabile.

Le mani sull’Expo. La cosca Galati subisce un pesantissimo colpo e, ancora una volta, sembra che chiunque della mala si avvicini a Expo rischia grosso: secondo l’indagine due aziende del settore edile, gestite da familiari, sono di Giuseppe Galati, e hanno preso alcuni subappalti per i cantieri della Tangenziale Est Esterna di Milano, una delle grandi opere connesse a Expo 2015.

Armi e violenze. Varie intercettazioni parlano di armi, alcune sono già state sequestrate, e lo stile della cosca è evidente in alcune operazioni messe a segno. Come bruciare l’auto di un

 vigile che ha fatto un controllo in strada, pestare un benzinaio che non ha accettato il pagamento bancomat della figlia incinta di un boss, spedire alle direttrice del carcere di Monza una busta con tre proiettili (sequestrata all’ufficio postale dai carabinieri). Per la famiglia Galati un «patrimonio dell’organizzazione» erano un agente della polizia penitenziaria in servizio a San Vittore, un funzionario dell’Agenzia delle entrate, vari esponenti di banche e imprese.

Repubblica – 28 ottobre 2014 

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