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Nel Def aggiornato pareggio «strutturale» e crescita zero nel 2013

La nota di aggiornamento. Atteso in Consiglio dei ministri già venerdì il primo atto della «decisione di bilancio». Stime: il Pil scenderà del 2,1-2,2%, un punto più della previsione di aprile. Peggiora l’indebitamento netto dall’1,7% al 2,2%

Il documento è sostanzialmente pronto per il via libera parte del Consiglio dei ministri di venerdì. E il primo atto da cui prende avvio l’iter del processo di «decisione di bilancio», che culminerà a metà ottobre con la presentazione in Parlamento della legge di stabilità (la ex Finanziaria). Le cifre che il Governo si appresta a inserire nella Nota di aggiornamento al Def di aprile confermano la drastica frenata dell’economia, già registrata dall’Istat con riferimento al secondo trimestre dell’anno (-o,8% su base congiunturale e -2,6% su base tendenziale), e con proiezione a fine annodi una contrazione pari a12,1 per cento. Si va dunque verso la revisione al ribasso del target stimato in aprile: da -1,2% a -2,1/-2,2%, dunque un punto in meno di PiL L’effetto sull’indebitamento netto è espresso nella nuova previsione: si va dall’i,7% di aprile al 2,2 per cento. A fronte di tale obiettivo peggioramento del quadro macro-economico di riferimento per l’anno in corso (anche per effetto della frenata dell’eurozona), il Governo confermerà per il 2013 l’obiettivo del pareggio di bilancio in termini strutturali, dunque al netto delle variazioni del ciclo economico e delle una tantum che con hanno effetti permanenti sui saldi. La crescita sarà indicata nei dintorni dello zero. Sarà possibile in tal modo onorare l’impegno assunto in sede europea, in linea con quanto previsto dalla nuova disciplina di bilancio (il «Fiscal compact»). L’articolo 3 paragrafo i, Iett. b del trattato intergovernativo stabilisce in proposito che regola sul pareggio sarà considerata rispettata «se il saldo strutturale annuo della pubblica amministrazione è pari all’obiettivo di medio termine specifico per paese, quale definito nel Patto di stabilità e crescita riveduto, con il limite inferiore di disavanzo strutturale dello 0,5% del Pil».

È la stima che verrà indicata nella Nota al Def, fermo restando che per onorare l’impegno sarà comunque necessaria la massima vigilanza sul fronte dei conti pubblici, da esercitare su tre fronti: la verifica in corso d’opera degli effetti a regime delle tre manovre correttive del 2011, l’andamento della spesa per interessi, l’avanzo primario. Sul primo punto, la ricognizione è in corso e farà da sfondo alla prossima legge di stabilità. Per quel che concerne la spesa per interessi, la nuova stima è fortemente condizionata dall’andamento dello spread: per l’anno in corso, la probabile forchetta è tra i15,3 e il 5,5% del Pil, mentre per i12013 si potrebbe superare il 5,5 per cento. Quanto all’avanzo primario, indicatore che fotografa il saldo di bilancio al netto degli interessi, dovrebbe essere sostanzialmente confermato il quadro defmito nel Def di aprile: 3,6% del Pil quest’anno, 4,9% nel 2013, 5,5% nel 2014. 11 tutto a fronte di un debito pubblico che dopo il picco del 123,4% atteso per fine 20U (tre punti di Pil sono da attribuire agli aiuti finanziari), dovrebbe avviare la lenta discesa verso il 115% del 2015.

Il Sole 24 Ore – 19 settembre 2012

 

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