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Nel Veneto il Pdl è diviso. Giorgetti solo contro Zaia

Il coordinatore: verifica a tutto campo, occorre rinegoziare gli accordi con la Lega. Ma Bond, Padrin e Zorzato non vogliono aprire alcuna verifica sulla giunta veneta

VENEZIA Alberto Giorgetti cerca di tenerne insieme i pezzetti, ma ormai il Pdl non esiste praticamente più. Il coordinatore regionale del «Popolo delle libertà» chiede che lo sgambetto leghista a Roberto Formigoni trovi una forma di rappresaglia al di qua del lago di Garda. Ma nel suo partito non lo fila proprio nessuno. «Non pensi Zaia di fare il bello e cattivo tempo con noi. La presidenza regionale è leghista in forza dell’accordo nazionale del 2010. Ora questo patto è venuto meno, discutiamone. Non possiamo continuare ad accettare i ricatti e stare sotto scacco della Lega. Non può Zaia pensare che il Pdl non esista e non conti nella sua maggioranza. Io credo che l’occasione di quanto sta accadendo in Lombardia possa aprire una verifica a tutto campo, aperta a rinegoziare un accordo con la Lega su ogni piano, compreso quello nazionale. Di sicuro, noi non siamo più disposti ad accettare ricatti». Fin qui Giorgetti, che essendo stato a lungo sottosegretario all’Economia sa far di conto. E, girandosi, si accorge che dietro non c’è più nessuno: «Non ho dubbi che consiglieri e assessori regionali azzurri non abbiano voglia di alzare il tiro. Li capisco, umanamente. Politicamente, un po’ meno». Nella marmellata di questi mesi, dunque, la sua è una voce nel deserto. A Venezia infatti, gli assessori e consiglieri regionali del Pdl che sostengono la maggioranza di Luca Zaia non ci pensano prorio a staccare la spina. «Per quale ragione dovremmo importare in Veneto i problemi lombardi? – chiede il capogruppo azzurro Dario Bond – I nostri cittadini non capirebbero perché, se Formigoni ha mezza giunta inquisita, Luca Zaia debba andare a casa». Conferma Leonardo Padrin, abile presidente della commissione sanità: «Non ci sarà alcuna ricaduta sul Veneto. Noi rispondiamo a chi ci ha eletto, cioè ai cittadini del Veneto. É vero che c’era un patto elettorale, cui non è seguito però alcun ragionamento di collaborazione e coesione. La Lega è andata per conto suo, noi per conto nostro.» E così ripete Marino Zorzato: «Non ci sarà alcuna ripercussione nella maggioranza regionale». Anzi, in Regione Marino Zorzato è considerato ormai il più fedele degli «Zaia boys»: il vicegovernatore ha puntato le sue carte sul sostegno al governatore, che deve affrontare la delicata battaglia degli avversari interni che fanno riferimento al sindaco di Verona Flavio Tosi. «Se andassimo al voto – confida un assessore azzurro – altro che 16 per cento. Se prendiamo l’otto per cento è tanto. E allora perché dovremmo suicidarci?». Secondo il coordinatore degli azzurri, invece, il tema è politico e di difesa della dignità del Popolo delle libertà: «Se facciamo passare anche questa senza reagire possiamo smettere di fare politica» conclude Giorgetti. Sullo sfondo, ma neanche tanto, c’è la partita delle prossime Politiche, che in casa azzurra sono vista come un passaggio molto stretto. Saranno molti i parlamentari azzurri eletti in Veneto destinati a scendere da Montecitorio e Palazzo Madama. E sul treno, altrettanti a volerci salire: sapendo che l’anno prossimo il Pdl riuscirà a mettere in salvo solo pochissimi nomi. Certamente meno della dita di due mani.

Il Mattino di Padova – 15 ottobre 2012

 

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