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Noi, gli allevatori che sono rimasti e che resistono al sisma: «Gli animali e il latte sono la nostra vita». Amatrice, le donazioni per salvare le stalle

di Elisabetta Soglio Lo chiamavano oro bianco. Sì, perché una delle principali ricchezze di Amatrice è sempre stato il latte. Poi è successo quello che sappiamo: il terremoto del 24 agosto, le scosse di ottobre e quelle cattive di gennaio accompagnate dalla neve, dal gelo, con le case crollate, i paesi distrutti, la gente che se ne va via. Tranne gli allevatori. Molti di loro hanno deciso di restare, perché c’erano da curare le bestie e c’era da difendere il lavoro.

Lo spiega bene Marco Terribile, 47 anni, da sempre nell’azienda di famiglia della frazione Moletano: «All’inizio ho cercato di resistere come tutti. La mia stalla era stata dichiarata inagibile, ma le vacche stavano dentro solo un’ora al mattino e una la sera per la mungitura. Il problema è stato dopo, con la scossa del 18 gennaio e il freddo che costringe anche gli animali a cercare un riparo. A quel punto sì che ho pensato di andarmene: ma dove?». Così, Marco ha comprato una roulotte per l’operaio indiano che da sempre gli dà una mano e che è un pezzo di famiglia. La Regione gli ha messo a disposizione una tensostruttura, con un po’ di soldi ha sistemato i muri che si erano aperti e poi sono arrivati l’impianto di mungitura e il frigo donati dalla onlus Cesvi.

Milena Paglia è la referente del progetto fatto da Cesvi con Coldiretti: «Ci siamo resi conto che questa filiera produttiva andava difesa. Con un po’ di fondi delle donazioni e quelli di due bandi vinti abbiamo acquistato i macchinari, soprattutto mungitrici e frigo-latte. Coldiretti ci ha indicato i beneficiari da aiutare e abbiamo scelto 11 aziende agricole». Una manna dal cielo, quelle attrezzature, che hanno consentito di non interrompere la produzione e la vendita, per quanto rallentate: «Per ora ci siamo limitati alla fornitura, anche se vogliamo stare accanto a queste persone, trovare un modo per sostenerle».

Davide Girolami ha 26 anni e nella frazione Crognale guida un’azienda con 120 capi: «Avevo pensato di chiudere. Poi sono arrivati i volontari di IoNonCrollo, mi sono fatto forza e ho provato a riorganizzarmi». La casa di Davide si è salvata: «Dopo il terremoto dell’Aquila me la sono costruita in legno e ha resistito. Però è andata distrutta quella dei miei genitori e adesso vivono tutti da me». Combattere e continuare a lavorare: «Il 12 gennaio quelli di Cesvi mi hanno portato un frigorifero. Se non sono scappato finora non scappo più, anche se vivi sempre in guardia perché non sai se la terra ricomincerà a tremare». Ha paura anche Luca Guerrini, 36 anni, della frazione Faizzone, soprattutto che «lo Stato si dimentichi di noi»: lui che la notte del 29 ottobre si è salvato perché non aveva regolato l’ora solare ed era entrato a mungere un’ora prima. Sarebbe morto, perché di quella struttura non è rimasto nulla. «Sono riuscito a ricavare una stalla — racconta — da un vecchio magazzino, ma non è abbastanza grande per tutte le mie mucche. E poi non abbiamo un locale per stoccare il latte, mancano tante cose per lavorare in sicurezza. Cesvi ci sta aiutando e speriamo che anche lo Stato ci metta in condizione di lavorare. Invece le casette promesse? È stata una bufala». Ma bisogna resistere: perché, comunque, quel latte resta oro.

Il Corriere della Sera – 1 febbraio 2017 

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