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Norma amplia cave, bufera in Regione. Scontro sulle estrazioni, Bottacin sollecita un chiarimento in maggioranza sull’emendamento di Giorgetti che potrebbe triplicare il fabbisogno

Nebbia fitta ieri a Venezia. «E addirittura più dentro il Palazzo che fuori», ironizzava il dem Bruno Pigozzo, a proposito dell’avvio lento e confuso della maratona consiliare di Bilancio, cedendo il turno della vicepresidenza al forzista Massimo Giorgetti.

Proprio quest’ultimo è il protagonista della bufera, questa volta non meteorologica ma politica, che si è abbattuta sul consiglio regionale in materia di estrazione e lavorazione di inerti: lunedì a Ferro Fini il promotore del progetto e dell’emendamento amplia-cave, poi assorbiti dalla giunta nel Collegato alla legge di Stabilità, ha infatti ricevuto Ezio De Prà, il presidente del coordinamento attività estrattive e materiali da costruzione di Confindustria Veneto, che proprio in quelle ore veniva raggiunto dall’avviso di chiusura indagini per concorso in corruzione e falso condotte dalla procura di Belluno.

Giorgetti non ha problemi a confermare il colloquio: «In vista di un appuntamento sulle acque minerali che aveva in agenda, la delegazione di cavatori mi aveva inviato un’email per chiedermi di vederci. Così infatti è stato. Dell’inchiesta non so nulla, sono cose loro. Da me questi imprenditori volevano semplicemente sapere che aria tira su questo fronte. Ho spiegato il senso della mia iniziativa legislativa, mirata a togliere i tetti che attualmente favoriscono il monopolio della provincia di Treviso, precisando però che per il Piano regionale per le attività di cava l’interlocutore giusto è la giunta, che l’ha adottato».

Il fatto è che il Prac elaborato dall’assessore Gianpaolo Bottacin va in un’altra direzione rispetto all’emendamento di Giorgetti: il fabbisogno di inerti stimato dallo zaiano per il prossimo decennio è di 10 milioni di metri cubi, mentre quello a cui pensa il forzista potrebbe arrivare a 30 milioni. Inoltre nel passaggio da una sponda all’altra del Canal Grande, lo stesso Collegato è stato profondamente modificato. Alla proposta dell’assessore leghista di consentire nelle cave lo stoccaggio e la lavorazione di sabbie e ghiaie provenienti dalla realizzazione di opere pubbliche e di pubblica utilità, infatti, si è aggiunta l’idea del consigliere azzurro di permettere ampliamenti per ulteriori 500.000 metri cubi ai siti dove rimane da estrarre non più di mezzo milione, nonché di superare le attuali regole che prevedono il parere vincolante della Commissione tecnica provinciale per le attività di cava, il limite di aumento dell’ampliamento del 30% (così salirebbe al 50%) e il divieto di utilizzo di più del 3% del territorio agricolo comunale. Tutte prescrizioni che, peraltro, Anci Veneto chiede alla Regione di mantenere. «Consideriamo non motivate le deroghe ai princìpi generali — afferma la presidente Maria Rosa Pavanello — perché consentirebbero un ulteriore sfruttamento di quei territori già oggetto di rilevanti attività estrattive, privando gli enti locali della possibilità di esprimere un parere obbligatorio e vincolante sull’autorizzazione di ampliamenti di attività che impattano fortemente sull’ambiente».

In tutto questo i cavatori hanno voluto dialogare con Giorgetti e non con Bottacin, assessore all’Ambiente con delega sia alle cave che alle acque minerali, il quale difatti come ha intravisto De Prà in atrio ha prontamente girato i tacchi ed è rientrato in aula. «A me non è stato chiesto nessun incontro — spiega — e in questo momento l’avrei comunque ritenuto inopportuno. Quello che mi preme è piuttosto un chiarimento all’interno della maggioranza su un problema politico qual è una rilevante diversità di vedute sul tema delle escavazioni». Per questo Bottacin ha sollecitato la collega Manuela Lanzarin, assessore ai Rapporti con il consiglio regionale, a promuovere un confronto all’interno della coalizione. Sul punto però i nervi del centrodestra sono tesi. «Forse questa era una richiesta da rivolgere a me — puntualizza Silvia Rizzotto, capogruppo di Zaia Presidente — ma in ogni caso faccio presente all’assessore che il Collegato è stato licenziato dalla giunta».

Ora tocca al consiglio, dove Patrizia Bartelle del Movimento 5 Stelle conta di veder cancellare «previsioni che, nella migliore delle ipotesi, sono frutto di ignoranza e di una sensibilità ambientale nulla».

Angela Pederiva – Il Corriere della Sera – 14 dicembre 2016 

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