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Nuova-Isee. Arriva il riccometro per stanare furbetti del Welfare

Domani l’ultimo vertice tecnico, la prossima settimana, con ogni probabilità giovedì 13, lo sbarco in Conferenza unificata con governatori e sindaci. Il nuovo riccometro è ormai pronto ai nastri di partenza. Sgomberate le resistenze della Lombardia che ne avevano fatto fallire il varo proprio agli sgoccioli del Governo dei tecnici guidato da Mario Monti, il nuovo testo, di cui Il Sole-24 Ore è in possesso, si prepara a diventare realtà.

Stop ai furbetti del Welfare

Dopo il via libera della settimana prossima, il Dpcm che definisce il nuovo Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) passerà al vaglio delle Camere. Quindi diventerà applicabile. E per i furbetti che godono a sbafo delle prestazioni sociali, la vita si farà (forse) più dura. Dagli sconti facili agli asili nido, passando per le rette agevolate delle mense scolastiche, le tasse universitarie, gli assegni di maternità. Ma anche le bollette scontate della luce o i bonus sui canoni telefonici. Un riccometro nuovo di zecca, appunto. Che arriverà dopo il tormentato approdo del redditometro. Nel segno di un Welfare calibrato sui redditi reali delle famiglie. E dei bisogni effettivi degli individui. Monitorado i redditi (a farcela), il possesso di auto di lusso, moto di grossa cilindrata, possesso di yacht. E anche il patrimonio immobiliare, la new entry del nuovo riccometro che vuole stanare i furbetti del Welfare. Una scommessa tutta da vincere.

Le modifiche, mani più libere alle Regioni

Sono soltanto due, al momento, le modifiche concordate da Governo e Regioni dopo un testa a testa durato mesi. Nel corso del quale è stata soprattutto la Lombardia a rivendicare il proprio “fattore famiglia”. E la sua opposizione, sostenuta dall’area cattolica di centrodestra, ha finito per frenare fin da gennaio il decollo dell’Isee riveduto e corretto. Ecco così la prima modifica di sostanza che lascia campo, appunto, alle potestà regionali: nella determinazione e applicazione dell’Isee ai fini dell’accesso alle prestazioni sociali, si precisa infatti, sono «fatte salve le competenze regionali in materia di normazione, programmazione e gestione delle politiche sociali». E delle attribuzioni regionali «specificamente dettate in tema di servizi sociali e socio sanitari» dovranno tenere conto gli enti erogatori nel caso decidano di prevedere ulteriori criteri di selezione dei beneficiari per particolari tipologie di prestazioni. Insomma: mani più libere alle Regioni. Quelle che lo vorranno, è chiaro. Zona franca, si conferma poi, per le Regioni a statuto speciale e per le le province autonome di Trento e Bolzano, che potranno applicare le nuove regole nelle forme stabilite dai propri statuti e dalle norme di attuazione che hanno individuato.

Il Sole 24 Ore – 5 giugno 2013

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