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Nuovo Piano pandemico. La prima parte sarà presentata al Ministero il 29 ottobre. «Mai più impreparati»

IL Corriere del Veneto. Mai più impreparati. Dopo lo scandalo del piano pandemico scaduto nel 2006 e non aggiornato con il quale l’Italia si è trovata a dover rispondere «alla minaccia più grave mai vista» e ora al centro di un’inchiesta che vede sul banco degli imputati il veronese Ranieri Guerra e su quello degli accusatori il trevigiano Francesco Zambon, entrambi Oms, si volta pagina. Lo scorso gennaio il ministero della Salute ha chiesto a tutte le Regioni di svilupparne uno proprio, per illustrare modalità di risposta, attrezzature, personale e risorse con cui fronteggiare una prossima, eventuale, pandemia. «Sarà valido fino al 2023, si compone di diverse tappe e la prima scadenza è il 29 ottobre, giorno in cui dobbiamo presentarne la parte iniziale al ministero — spiega la dottoressa Francesca Russo, a capo della Direzione regionale Prevenzione e coordinatrice del tavolo a tema con le Regioni—. Interessa l’intero Sistema sanitario, dalla medicina del territorio all’ospedale, dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie inserito dall’Istituto superiore di Sanità tra i centri di sequenziamento del virus, fino alla formazione del personale. La seconda tappa è fissata al 28 febbraio 2022, quando depositeremo in allegato al Piano i documenti attuativi, cioè le procedure pratiche di gestione dell’emergenza».

La parte pratica prevede, dall’anno prossimo, anche una serie di esercitazioni nazionali coordinate dal ministero, in più il documento è aggiornabile, cioè ogni Regione può rivederlo eliminando criticità emerse man mano e valorizzando invece i punti di forza. Sul fronte dei rifornimenti di dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, camici, calzari, visiere, sovracamici) e attrezzature (per esempio i respiratori), altra nota dolente al momento della comparsa del Covid-19 nel febbraio 2020, se ne occuperà un team interregionale. Saranno creati magazzini regionali e depositi nazionali. La redazione del Piano è affidata a un gruppo di lavoro guidato da Francesca Russo e composto da esperti della Sanità. «Il documento avrà poi declinazioni locali, nel senso che ogni Usl ne avrà uno proprio, per coordinare l’organizzazione interna — completa la responsabile della Prevenzione —. Metteremo a sistema l’esperienza maturata in questi venti mesi». «La pandemia ci ha sconvolto la vita ma ci ha anche obbligati a ripensare il Sistema sanitario e soprattutto a investire nella prevenzione, in interventi strutturali, nell’integrazione tra ospedale e territorio — aggiunge Manuela Lanzarin, assessore alla Sanità —. Un bagaglio importante per tracciare le prospettive future».

E infatti i tecnici sono al lavoro anche sul nuovo Piano di prevenzione e sul monitoraggio delle acque reflue. «Da un mese abbiamo iniziato la ricerca del Sars-Cov2 nell’acqua, prendendo a campione gli acquedotti principali — conferma Russo —. Con la collaborazione dei gestori e dell’Arpav, sono stati eseguiti i primi prelievi nelle province di Padova, Verona e Vicenza e ora i campioni sono sotto analisi. I risultati saranno inseriti in un database e contribuiranno a tracciare la valutazione del rischio nei vari territori e poi a livello regionale. Per esempio serviranno a capire se in un’area il virus circola di più, magari confrontandoli con il numero di residenti positivi al Covid-19. Oppure, viceversa, se nelle acque reflue di un Comune, per esempio, troveremo una minor quantità di virus rispetto alla media regionale, potrebbe essere un elemento predittivo per comprendere che in quella zona la circolazione dell’infezione sta rallentando». L’andamento del monitoraggio sarà controllato dall’Istituto superiore di Sanità, il cui presidente Silvio Brusaferro nota: «Uno degli elementi che caratterizzano la gestione della pandemia da parte dell’Italia è la rete di sorveglianza e relativo database, creato e alimentato quotidianamente dalle istituzioni coinvolte. Questa piattaforma, ora dedicata alle sequenze genomiche del Sars-Cov2, è un patrimonio da consolidare e allargare nel post pandemia, coinvolgendo per esempio la sorveglianza sull’antibioticoresistenza e su altri fenomeni emergenti».

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