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Nuovo Senato, rischio voto ad agosto. Lega e Sel vogliono ridiscutere le soglie dell’Italicum. Asse con i dissidenti Pd-Fi

Berlusconi ribadisce: «Chi non vota dovrà fare i conti con me». Fitto rientra da Strasburgo per organizzare la risposta. Operazione sabbie mobili. Così potremmo definire la strategia adottata a Palazzo Madama dai frondisti di Pd e Fi che, nonostante gli aut aut di Renzi e Berlusconi, non arretrano e ieri hanno trovato in Sel e nella Lega, ancor più che nel M5S, alleati fortissimi e preparati per una battaglia ostruzionistica.

L’obiettivo è rallentare il più possibile la riforma, per trattare nel frattempo sull’Italicum, la nuova legge elettorale sulla quale oggi si terra il secondo round tra Renzi e il M5S. Un traguardo tutt’altro che impossibile perché oltre ai 7.800 di emendamenti (di cui seimila di Sel e un migliaio della minoranza di Fi), a dar loro una mano è, paradossalmente, proprio il governo, alle prese con un ingorgo di decreti legge, a partire da quello sul bonus cultura, che scade a fine mese, e al dl competitività da convertire entro il 23 agosto, così come il Dl sulla pubblica amministrazione ancora in commissione alla Camera.

Oggi ci sarà la Capigruppo per fare il punto sul calendario. Ma a detta di molti senatori, ben che vada sulla riforma del Senato si comincerà a votare a metà della prossima settimana e si finirà la prima settimana di agosto. Oggi terminerà la discussione generale e domani l’aula è impegnata con l’avvio del semestre europeo; lunedì potrebbe invece essere occupato da uno dei decreti in scadenza. Questo significa che si arriva a meno di una settimana dalla fine di luglio nella quale dovranno essere esaminati e votati migliaia di emendamenti gran parte dei quali attribuibili a Sel e alla Lega.

La posizione del Carroccio è quanto mai ambigua. Roberto Calderoli è stato correlatore del provvedimento e ne ha cofirmato gli emendamenti ma adesso il suo partito dichiara di non volerne sapere della riforma e ieri il segretario Matteo Salvini è piombato a Palazzo Madama per dirlo chiaro e tondo sparando a zero sul testo e dichiarando che se non si inserirà una norma per poter fare anche referendum sui temi europei e referendum propositivi (oggi sono solo abrogativi) la Lega voterà contro.

Il sospetto è che dietro lo scontro sulla riforma del Senato si celi la trattativa sull’Italicum. La Lega vuole tenersi le mani libere e, come gli altri partiti minori, punta a un abbassamento delle soglie e all’innalzamento di quella che attribuisce al primo turno il premio di maggioranza. «Tutti stanno trattando sulla legge elettorale, che è la vera partita», ammetteva ieri sera un senatore di Ncd mentre il Pd ha presentato una proposta unitaria sui referendum propositivi per andare incontro anche al Carroccio.

I primi ad esserne consapevoli sono proprio le fronde interne a Fi e al Pd che ieri sono state protagoniste in aula con gli interventi dell’azzurro Augusto Minzolini e del democratico Vannino Chiti. Il primo più che criticare il merito del provvedimento è tornato al suo vecchio mestiere di retroscenista, sostenendo che Renzi vuole la riforma del Senato e quella elettorale per andare a votare in primavera. Molto più duro l’intervento di Chiti, che di fatto ha accusato il governo e quindi il segretario del suo stesso partito, di voler realizzare un sistema antidemocratico citando anche le aperture manifestate dal ministro per le Riforme Boschi sul semipresidenzialismo.

Difficile prevedere quanto la fronda possa mettere in pericolo l’approvazione della riforma. L’attenzione è soprattutto su Fi. Anche perché al di là del numero, circa una ventina, le posizioni tra i cosiddetti dissidenti non sono omogenee. Berlusconi ha ribadito ancheieri che chi nonvota «dovrà fare i conti con me». Raffaele Fitto, che guida la pattuglia dei dissidenti è rientrato a Roma da Strasburgo per organizzare la risposta. Si era parlato di una cena «carbonara», poi smentita. La strategia al momento è abbastanza confusa.

Fitto ha detto e ripetuto che non ha alcuna intenzione di uscire da Fi e spaccare il partito. L’ex governatore pugliese, che all’indomani delle europee ha posto la questione della gestione del partito e del rapporto con Renzi, è il più ricercato in queste ore. E non solo dalla pattuglia dei dissidenti.

Il Sole 24 Ore – 17 luglio 2014

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