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Ocm Pesca: novità anche in etichetta dal Parlamento europeo

Durante l’ultima sessione plenaria del Parlamento Europeo sono state approvate le nuove disposizioni relative all’organizzazione comune dei mercati nel settore della pesca e dell’acquacoltura

L’obbiettivo è quello di avere una pesca europea più moderna, efficiente e sostenibile, anche mediante il rafforzamento delle organizzazioni dei produttori al fine di permettere loro di controbilanciare il potere contrattuale dei rivenditori, soprattutto in ottica della prossima riforma della politica comune della pesca.

Grazie alla nuova normativa i produttori saranno tenuti a migliorare l’informazione verso i consumatori mediante l’etichettatura dei prodotti ittici freschi che indichi tra le altre cose anche la data di sbarco del pescato.

Il testo prevede poi che venga data priorità alla riduzione delle catture accidentali promuovendo invece l’utilizzo di attrezzature da pesca più selettive.

Moderata soddisfazione è stata espressa dal relatore, l’eurodeputato scozzese Struan Stevenson secondo il quale questa sarebbe la prima di tre relazioni legislative che andranno a riformare la politica comune della pesca. Sono molte infatti – sostiene Stevenson- le indicazioni interessanti fornite da questo pacchetto Ocm e che indicano la nuova strada da percorrere per la politica comune della pesca.                                   

Nella risoluzione riguardante la riforma della politica comune della pesca viene chiesto di migliorare le condizioni per lo sfruttamento sostenibile delle risorse marine attraverso l’adozione di piani di gestione pluriennali e un preciso calendario.

Attraverso un’altra risoluzione riguardante gli obblighi di comunicazione i parlamentari europei invitano la Commissione a sanzionare quegli Stati membri che non forniscono dati affidabili, come invece previsto dal programma europeo dei dati sulla pesca.

Durante la stessa sessione il Parlamento europeo ha inoltre approvato un nuovo regolamento che autorizza la Commissione ad imporre sanzioni, compreso il divieto di importazione a tutti quei Paesi che sfruttano eccessivamente gli stock sostenibili.

Il nuovo regolamento permette quindi l’utilizzo di sanzioni commerciali nei confronti dei Paesi terzi che consentono una pesca non sostenibile e nei confronti  di quei prodotti ittici provenienti da stock d’interesse comune come ad esempio quelli la cui gestione richiederebbe la muta cooperazione.              

L’esecutivo di Bruxelles potrebbe però decidere di adottare ulteriori misure supplementari nel caso le sanzioni previste si dimostrassero inefficaci, come ad esempio limitare l’uso dei porti dell’UE alle navi battenti bandiera di un Paese che non rispetta le regole adottate.

Obbiettivo immediato del nuovo regolamento è quello di scoraggiare il sovra sfruttamento di sgombri da parte dell’Islanda (che non aderisce all’Ue ma si è candidata) e delle Isole Faroe (semindipendenti ma che però fanno parte della Danimarca quindi da considerarsi Stato Ue a tutti gli effetti) le quali tra il 2005 e il 2012 hanno moltiplicato fino a 7 volte le loro quote di pescato (sicurezzalimentare.it – 22 settembre 2012).

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