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Oggi il decreto. Chiusure confermate, si allenta solo con i contagi in discesa. Entra un «automatismo» per consentire le riaperture se miglioreranno gli indicatori

Il Sole 24 Ore. Alla fine un compromesso è stato trovato. Ma con 529 morti in ventiquattr’ore la linea della prudenza per non chiamarla del rigore ha inevitabilmente prevalso. Nel decreto legge che sarà approvato oggi pomeriggio dal Consiglio dei ministri vengono sostanzialmente confermate tutte le attuali restrizioni anche per dopo Pasqua e fino al 30 aprile. L’Italia resta arancione e rossa, con bar e ristoranti chiusi. Ma ci sarà una norma, un «meccanismo» (così lo hanno ribattezzato a Palazzo Chigi) che consentirà, qualora i dati epidemiologici migliorino, l’assunzione di provvedimenti specifici per allentare alcune restrizioni. Scelte che potranno essere sia di carattere nazionale che regionale. È questo il fragile equilibrio raggiunto nel Governo tra aperturisti e rigoristi: non vengono ripristinate le zone gialle come chiedeva la Lega ma non si danno per scontate le restrizioni fino a fine mese come avrebbe voluto il ministro della Salute Roberto Speranza.
Qualcuno lo ha ribattezzato «il lodo Gelmini», prendendo a prestito il nome della ministra forzista per gli Affari regionali che avrebbe contribuito alla genesi della norma. Di più non era possibile. Basterà a Salvini? Mario Draghi non intende comunque spingersi oltre.

Per il premier a parlare sono i dati dei contagi ancora alti (ieri sono rimasti bassi perché non sono arrivati i dati della Sicilia a causa dell’inchiesta in corso) con una pressione sempre molto forte sulle terapie intensive ormai vicine alla soglia dei 4mila ingressi. Nel decreto che proroga tutte le misure anti-Covid dell’ultimo Dpcm (compresi i protocolli) non si individua chi beneficerà di questi possibili “allentamenti”. Sarà un provvedimento successivo a farlo anche se già ora si parla di riaperture dei ristoranti a pranzo ma anche di cinema e teatri. Più che reali prospettive al momento sono però solo dei desiderata. Dipenderà – come ha già spiegato Draghi – dall’incidenza dei contagi e cioè dall’Rt , dalla tenuta del sistema sanitario e da tutti quei parametri sui quali si basano i report settimanali dell’Iss: quelli decisivi potrebbero essere i parametri che sranno pubblicati venerdì 16 o 23 aprile.

È certo invece che le scuole fino alla prima media resteranno aperte anche in zona rossa. Le Regioni non potranno più intervenire impedendo l’accesso agli istituti scolastici come avvenuto finora grazie a una norma che vieta ai governatori regionali di chiudere le scuole (fino alla prima media) a prescindere dalla fascia di colore in cui la loro Regione sarà inserita, di volta in volta, in base ai dati epidemiologici. Quindi sulla scuola niente più ordinanze restrittive regionali.

Tra le altre restrizioni anche se fuori dal decreto, come «forte deterrente» alle partenze verso l’estero, ieri il ministro della Salute Roberto Speranza d’accordo con il premier Draghi ha firmato anche un’ordinanza che sarà in vigore fino al 6 aprile che dispone, per arrivi e rientri da Paesi della Ue, tampone (antigenico o molecolare) in partenza, una mini-quarantena di 5 giorni (che resta di 14 giorni per altre destinazione extra-Ue) e ulteriore test alla fine dei 5 giorni. Una decisione presa anche sulla scia delle proteste del settore del turismo costretto a restare chiuso in Italia, anche se molti hanno parlato di una «toppa peggio del buco».

Infine arriva anche la stretta per medici e infermieri no-vax che potrebbe entrare in un decreto legge a parte: scatta infatti l’obbligo vaccinale che riguarderà tutto il personale sanitario, compresi operatori sociosanitari, dipendenti di Rsa e studi privati. Quanto alle sanzioni per chi rifiuta la vaccinazione, l’ipotesi è quella della sospensione dello stipendio per un tempo congruo all’andamento della pandemia. Dall’altro lato per i sanitari vaccinatori dovrebbe arrivare anche uno scudo penale – esclusi casi di colpa grave – per tutelarli da eventuali cause legate a gravi reazioni dei vaccini. Nel Dl,infine, anche le norme che regoleranno lo svolgimento dei concorsi pubblici.

Barbara Fiammeri

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