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Onorevoli, a volte ritornano. Ecco chi scalpita per poltrona 2013

Da Storace a Diliberto. Da Mastella a Ferrero. In vista delle elezioni del 2013, ecco tutti gli ex parlamentari che scalpitano per ritrovare una poltrona a Montecitorio o a Palazzo Madama

«Ci vediamo in Parlamento, e sarà un piacere». Beppe Grillo l’ha preannunciato via web, ma ci sono ex parlamentari che lo portano scritto in faccia come un manifesto di intenti. Un desiderio tacito. Quelli esclusi dalla tornata delle elezioni 2008, anzitutto. Francesco Storace, Clemente Mastella, Nichi Vendola, Gianni Alemanno, Oliviero Diliberto, Paolo Cento, Franco Giordano, Riccardo Nencini, Gennaro Migliore. A volte ritornano.

I politici, peraltro, tornano quasi sempre. Anche perché, dipendesse da loro, preferirebbero non andarsene affatto. Una volta onorevole, sempre onorevole. Così, nella lunga marcia verso le elezioni ci sono anche loro. Impegnati a uscire dal dimenticatoio, in certi casi. Via via sempre più visibili, nello scaldarsi dei motori. Il socialista Riccardo Nencini, per dire, ha cominciato almeno un anno fa, predicando da leader di un micro-redivivo-Psi l’alleanza con Pd e Udc e avviando in tribunale l’azione legale che l’ha portato a riappropriarsi – post Lavitola -della testata l'”Avanti”. Grandi feste per la ripartenza on line del giornale, a dicembre, gran pompa nell’annunciare l’apparentamento con i democratici, ad agosto. Nichi Vendola, leader di Sel, sta intensificando sempre più il suo attivismo romano.

Come a spostare il baricentro dalla regione Puglia che governa, alla capitale dei Palazzi. Incontri politici, chiacchierate coi giornalisti, conferenze stampa alla Camera. Più che naturale, visto il ruolo e la prospettiva. Dacché i sondaggi attribuiscono a Sel almeno un 50-60 deputati, sono tornati a farsi vedere anche altri ex parlamentari rifondaroli come l’ex segretario Franco Giordano, l’ex capogruppo Gennaro Migliore, e verdi come Angelo Bonelli e Paolo Cento. Pezzi di una classe dirigente di sinistra che fu letteralmente spazzata via, dopo la rovinosa gestione dell’alleanza nell’ Unione, la caduta del governo Prodi, e ottocento scissioni. Appresso ai politici di Sel, scie di quella che sul “Fatto” Salvatore Cannavò ha definito la “polvere interstellare” della sinistra a sinistra del Pd. Il leader di Rifondazione Paolo Ferrero, il capo dei comunisti italiani Oliviero Diliberto, il suo ex compagno di partito Marco Rizzo. Aggregazioni che il sondaggista Nicola Piepoli dà nel loro insieme capaci di una forchetta del 5-10 per cento (tra il 2 e il 3 la Federazione della sinistra Ferrero-Diliberto). Qualche reingresso non è da escludere, dunque.

Uno che è certo di tornare è Francesco Storace. L’entusiasmo iperattivo del leader de La Destra, in verità mai venuto meno perché connaturato all’uomo, è proporzionalmente moltiplicato negli ultimi tempi – in progressione con lo sfasciarsi del Pdl e l’aprirsi spazio per un partito identitario come il suo (vi dimorano fra gli altri Teodoro Buontempo, Roberto Buonasorte e Adriano Tilgher). Il metro per misurare la febbre di rientro è in questo caso Twitter: 7.936 messaggi (in aumento), risposte brucianti e a tutti, ciclo ininterrotto: «Onorevole? Non lo sono da cinque anni», rispondeva alle cinque del pomeriggio di Ferragosto a un tale che gli rinfacciava l’immobilismo della casta. A proposito di destri non parlamentari da tempo, potrebbe rientrare anche Gianni Alemanno, se dopo i suoi davvero sfolgoranti anni da sindaco di Roma dovesse non essere rieletto. Lui, dicono, bramerebbe il ritorno sulla scena nazionale. Si vedrà.

Chi sta facendo di tutto per riconquistarsi un posto nel Parlamento italiano è Clemente Mastella. Il leader dell’Udeur, nel 2008 considerato incandidabile persino da Berlusconi, ritiene ormai superato il periodo di quarantena e Quaresima e, libero dalle inchieste, dal suo rifugio di europarlamentare pidiellino trama e briga: ora con Saverio Romano e altri sudisti del Pid; ora con Riccardo Villari; con Giulio Di Donato, persino. Di Donato? Già: l’ex vicesegretario del Psi ai tempi di Craxi è da un paio d’anni segretario regionale dell’Udeur campano. Brama a tornare in prima fila anche lui, naturalmente.

Paiono fuori dalla mischia, invece, sia l’ex leader di Rifondazione Fausto Bertinotti, da tempo accoccolato nella versione pensatore-padre nobile, sia Alfonso Pecoraro Scanio. «La politica ormai è fuori dai partiti e io la sto facendo così. Per il momento non ho l’ansia di tornare nelle istituzioni», ha detto di recente l’ex leader verde. Come la volpe con l’uva.

L’Espresso – 18 agosto 2012

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