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Colti, innovativi (laureati alla Bocconi). A lavorare campi la new-generation

Dalla Bocconi al lavoro nei campi. Chi lo dice che gli agricoltori sono rozzi e ignoranti? Di storie che smentiscono il luogo comune ce ne sono tante, proprio in quel Veneto che, secondo la deputata Nunzia De Girolamo, non è altro che terra di contadini. Qui si incontrano braccia giovani e buone per zappare, certo. Ma anche cervelli fini, che sanno trasformare i terreni in imprese solide, in grado di sconfiggere la crisi.

C’è Davide Costan, 23 anni. Alle spalle, una laurea in economia aziendale e management conseguita nientemeno che alla Bocconi, la fucina dei dirigenti del domani. Il suo sembrava un futuro segnato, e invece ora alleva vacche da latte dalle parti di Santo Stefano di Cadore: trenta bovini per fare formaggio. «La Regione eroga contributi a fondo perduto a giovani che presentano un piano aziendale nel settore: ho preso la palla al balzo per potenziare la piccola impresa di famiglia», spiega.

Oppure c’è Davide Bortoluzzi di Puos d’Alpago (Belluno), che a 25 anni si è ritrovato con un diploma da perito meccanico e la ferma intenzione di lavorare a stretto contatto con la natura. «Ho fatto per un po’ il boscaiolo e due anni fa ho deciso di fare il pastore». Transumante, per giunta. Nel senso che, almeno all’inizio, non aveva neppure la stalla ma seguiva la migrazione stagionale delle greggi. Oggi ha centinaia di pecore.

E forse la De Girolamo dovrebbe farsi un giro dalle parti del Feltrino e scambiare qualche parola con Marco De Bacco, ventunenne rockettaro con in tasca un diploma al liceo scientifico e un presente da viticoltore: è uno dei più giovani produttori italiani di spumante. «All’inizio i miei amici mi prendevano in giro, ma quando hanno visto che le cose funzionavano, hanno cambiato atteggiamento», dice orgoglioso.

Storia simile a quella di Andrea Barbetta di Sant’Elena, in provincia di Padova, che va ancora all’università ma ha già un’azienda agricola tutta sua. Lo scorso anno la Coldiretti l’ha scelto come testimonial per rappresentare «uno spaccato della nuova generazione agricola, né “sfigata” né bambocciona».

Molte delle storie più emblematiche hanno per protagonista delle donne. Come Giulia Lovato, laureata in architettura con 110 e lode e oggi titolare di una fattoria sociale: accudisce i bambini autistici nella sua azienda agricola (che si chiama «La vecchia fattoria») sulle colline veronesi.

O come Claudia Adami, che ancora si sta laureando ma ha trovato il tempo di guadagnarsi il titolo di più giovane produttrice di Prosecco, visto che a soli 21 anni ha già ottenuto un certo successo all’ultima edizione di Vinitaly.

Donne e uomini che scelgono di cambiare vita, magari rinunciando a una redditizia carriera dietro al computer per portare una ventata di innovazione nel settore primario.

Sara Cunial. per esempio, è una bassanese che fino a qualche anno fa lavorava come dirigente per una multinazionale. Di punto in bianco s’è licenziata per dedicarsi alla coltivazione di frutti di bosco e, in seguito, all’allevamento biologico di 2.500 polli ruspanti, una ventina di maiali e vacche da latte. Alla sua azienda agricola applica il «metodo Toyota» (il controllo della produzione per ottenere la massima resa) e – assicura – funziona benissimo.

«Il Veneto rozzo e ignorante è uno stereotipo duro a morire», ammette l’attore veronese Fabio Testi, che alcuni anni fa ha acquistato una grande tenuta coltivata a kiwi e ulivi, e oggi si ritrova a essere uno dei produttori locali più importanti.

«A questa nomea ha contribuito il cinema, che negli anni Sessanta rappresentava con un forte accento veneto i carabinieri sciocchi e le servette stupide e di facili costumi. Non era facile per un attore uscire da quei cliché. Per fortuna oggi questa mentalità è cambiata. Anche se evidentemente c’è chi, come la De Girolamo, è rimasto fermo a quarant’anni fa…».

Andrea Priante – Corriere del Veneto – 3 febbraio 2013

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