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Padova. Il commissario Penta: «La città non resterà bloccata L’ospedale? Possibile un referendum». A Bolzano il prefetto ha fatto votare i progetti ai cittadini

Primo piano di Palazzo Moroni, anticamera dell’ufficio del sindaco, ieri pomeriggio intorno alle quattro e mezza. «È vero che è la prima volta che il Comune di Padova viene commissariato?». «Già, è proprio così…». «E allora significa che io e lei siamo entrati nella storia di questa città!». Risate. Da una parte (quella del prefetto) convinte. Dall’altra (quella dell’ex sindaco) invece un po’ meno .

Protagonisti di questo curioso siparietto, in una giornata effettivamente storica, il prefetto Michele Penta, il neo commissario straordinario che traghetterà il municipio fino alle elezioni della prossima primavera, e l’ex sindaco leghista Massimo Bitonci, fatto cadere nella notte tra venerdì e sabato scorsi da diciassette consiglieri comunali (dodici di opposizione e cinque di maggioranza). I due, dando vita ad una sorta di passaggio di consegne, hanno chiacchierato per circa mezz’ora. L’ex primo cittadino, «scortato» dal segretario provinciale del Carroccio Andrea Ostellari, dal suo ex capogabinetto Andrea Recaldin, dall’ex vicesindaco Eleonora Mosco e dall’ex presidente del parlamentino padovano Federica Pietrogrande, si è presentato a Palazzo Moroni a piedi, entrando dal cancello che dà sul Listòn. Il prefetto-commissario Penta invece, 68enne napoletano che vive a Udine dal 1976 (ma che ha conservato intatta l’ironia partenopea), si trovava già dal mattino presto in Comune, dove aveva fatto un primo punto della situazione con il segretario generale Lorenzo Traina (che pare intenzionato a confermare insieme con il comandante della Polizia Municipale Antonio Paolocci) e con i dirigenti . Al termine dell’incontro, Bitonci ha spiegato: «Lascio al commissario un’amministrazione con i conti in ordine e lui mi ha assicurato non solo che tutti i nostri progetti esecutivi saranno portati avanti ma anche – ha sottolineato l’ex sindaco – che si confronterà a breve con il presidente della Regione Luca Zaia, con il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Luciano Flor e con il rettore del Bo Rosario Rizzuto per affrontare il tema del nuovo ospedale a Padova Est». In proposito, ricordando la lettera inviata con un blitz sabato scorso (poco prima della sua caduta) con cui ha ceduto alla Regione le aree di San Lazzaro di proprietà comunale, l’ex sindaco ha annunciato che «le banche hanno finalmente svincolato i terreni dei privati». «Ora non resta che firmare l’accordo di programma – ha aggiunto -. Cosa che avrei fatto io se non fosse stato ordito nei miei confronti un vergognoso golpe di palazzo. Adesso, mi auguro, lo farà il commissario». L’annuncio di Bitonci è arrivato proprio nelle stesse ore in cui il presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti ha convocato (lunedì 28 novembre) una seduta straordinaria sul nuovo ospedale nel parlamentino dil Palazzo Ferro Fini.

Va poi registrato che l’ex primo cittadino ha ribadito la sua fermissima volontà di ricandidarsi, pure se al referendum del 4 dicembre vincesse il No e il suo partito lo chiamasse a svolgere un ruolo di livello nazionale: «Mi è stato già chiesto di fare, nel caso di elezioni politiche anticipate, il capolista alla Camera. Ma io ho risposto di no. Perché voglio tornare a fare il sindaco di Padova». Il timore che la città e i suoi progetti si paralizzino con l’arrivo di un prefetto comunque sembra scongiurato. Già in mattinata infatti il commissario si era presentato così: «Il mio credo è conoscere per governare. Perché, soltanto conoscendo i problemi, si possono affrontare e tentare di risolvere. Per questo, i prossimi saranno per me giorni di grande studio. Ma posso già dire che la mia intenzione è quella di non tenere bloccato nulla. I cittadini stiano tranquilli, non saranno mesi di paralisi». Per la cronaca, non va dimenticato che quando Penta è stato commissario in Comune a Bolzano ha promosso anche un referendum cittadino in merito a un progetto urbanistico (il cosiddetto piano Benko) che aveva letteralmente spaccato in due il capoluogo altoatesino:

«I referendum – conclude il prefetto napoletano ieri – sono strumenti che si adoperano per assecondare la volontà popolare su tematiche particolarmente complesse. Non escludo, se ce ne sarà bisogno, di poterlo utilizzare anche qui a Padova».

Il Corriere del Veneto – 17 noovembre 2016 

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