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Padova. Le cimici devastano le coltivazioni di kiwi. Confagricoltura parla di 400 mila euro di danni, la metà dell’intera produzione di quest’anno

Non solo fastidio o cattivo odore. L’arrivo delle cimici asiatiche ha prodotto conseguenze ben più gravi della semplice invasione di davanzali, e gli effetti si iniziano a vedere solo ora, con la prima raccolta dei kiwi. Confagricoltura Padova ha infatti stimato in circa 400 mila euro le perdite economiche per le coltivazioni dell’Alta Padovana, dove ci sono circa 80 ettari dedicati ai kiwi, pari a circa il 40% dell’intero raccolto di quest’anno.

«Purtroppo ci siamo resi conto di quanto fosse accaduto troppo tardi – spiega il presidente di Confagricoltura Padova, Giordano Emo Capodilista -. Nel Padovano gli agricoltori hanno effettuato la raccolta dei kiwi a inizio ottobre e solo a quel punto si è potuto avere il quadro complessivo della situazione. Le cimici hanno attaccato e punto i frutti migliori, quelli più grandi e pieni di polpa, e l’hanno succhiata via, lasciando il resto del kiwi a marcire. Una catastrofe». Nessuno dei coltivatori era preparato a una crisi simile. Mai, prima di quest’anno, avevano dovuto affrontare la cimice asiatica. «In genere abbiamo a che fare con le cimici nel periodo della trebbiatura della soia – continua a spiegare Capodilista – ma in quel caso si tratta di un insetto nostrano, decisamente meno vorace e anche più lento nel riprodursi. La nostra unica speranza, per bloccare questa invasione, è riposta in un inverno molto freddo che possa sterminarle. Ma visto l’andamento climatico degli ultimi anni, non siamo molto fiduciosi. Il problema è che siamo appena all’inizio. La cimice asiatica si riproduce molto facilmente e rischiamo che nei prossimi anni la situazione peggiori». Nel frattempo, quindi, gli agricoltori cercano di trovare stratagemmi che possano mettere al riparo le loro attività. «La difesa chimica non è sufficiente: al momento non si conoscono trattamenti efficaci. Qualcuno sta pensando di ampliare e rinforzare le reti antigrandine che si stendono sopra gli impianti, dal momento che le cimici si calano dall’alto. E’ però una soluzione molto costosa e non tutti i coltivatori possono permettersela».

Angela Tisbe Ciociola – Il Corriere del Veneto – 2 novembre 2016 

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