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Padova, lo chef della tv e il post contro il ristorante. Versioni discordanti: scoppia su facebook la guerra del sushi

Nella prima serata del weekend la clientela del Sushi Su, in via Giordano Bruno, pieno centro di Padova, è sembrata fregarsene del clamore mediatico sollevatosi attorno al ristorante. Eppure di quel locale se ne è discusso molto nelle ultime ore. Tutto era stato scatenato da un video postato dallo chef Simone Rugiati giovedì notte sul suo profilo social.

Il noto cuoco toscano, conosciuto per le apparizioni in televisione su diverse reti nazionali, dove ha condotto e continua a condurre alcuni programmi di cucina, e famoso per le sue stravaganze, ha avuto da ridire sul tipo di cucina proposto da uno dei locali più famosi di Padova.

Si tratta di un ristorante con l’annessa pizzeria da Stecca, a ridosso delle mura, in un palazzo stile Liberty tra i più noti in città e rinomato per la qualità del pesce crudo, spesso meta di clienti facoltosi. Nel video Rugiati non va per il sottile. Anzi, sembra quasi impaurito dopo aver rischiato il ricovero in ospedale per qualcosa che alla fine non ha mangiato. «Non ho mai fatto una cosa del genere, ma stavolta lo faccio – spiega nel video -. Sono leggermente intollerante al liquido di conservazione del granchio in scatola, ho ordinato dell’astice e ho chiesto se ci fosse il granchio perché lo sentivo, mi hanno detto di no. L’ho annusato e non l’ho mangiato altrimenti sarei andato al pronto soccorso».

Poi lo chef gira lo smartphone e mostra il locale per mettere in guardia ipotetici avventori. «Si chiama Sushi su, non ci venite, a Padova. Se questa è la ristorazione italiana mi vergogno di fare questo lavoro. Sushi Su? No, sushi giù», conclude mostrando il pollice verso.

Il video ha ricevuto quasi 400mila visualizzazioni e registrato circa duemila commenti. C’è chi si schiera a favore del locale, chi inveisce contro le catene di pesce crudo – anche se il Sushi Su è un ristorante autonomo- e chi gli fa notare che nel video non sembra particolarmente sofferente.

Lo chef è intervenuto anche sui commenti. «Giuro che solo a mangiarne uno mi sto sentendo poco bene, lo sfogo è dovuto e farò così sempre da qui in avanti perché certa gente non merita di sputtanare il lavoro di ristorazione. Il posto mi era stato consigliato e sembra anche rinomato. Mah, forse perché non ce ne sono altri ma la voglia di fare il video è scattata dopo le risposte assurde dello staff e per l’incompetenza della gestione. Visto che si parla di intossicazioni e pesce crudo ci tengo a difendere il pubblico pagante».

Ieri mattina i gestori del Sushi Su erano ancora esterrefatti da quanto successo due sere prima e dal video postato, tanto che il proprietario Massimiliano Liggieri ha già dato mandato al suo legale per sporgere querela. «Ieri sera (venerdì, ndr ) il locale era pieno, sono venuti tanti amici e clienti abituali a salutarci».

Il titolare, poi, continua ricostruendo quanto successo giovedì, la sera della tanto chiacchierata cena. «Rugiati giovedì non ha praticamente mangiato – spiega Liggieri -, se n’è andato e ha fatto il video. Prima sostiene di essere allergico al granchio, poi parla di intolleranza al liquido, c’è qualcosa che non va. Noi il pesce lo prendiamo fresco ogni giorno. Non abbiamo mai avuto problemi in tanti anni di attività. Quella sera lo chef sembrava sopra le righe, era con una donna indiana che è uscita perché si vergognava della piazzata. Prima ha detto che sarebbe entrato in ospedale, poi non è andato a farsi refertare. Dice che il pesce bisogna sterilizzarlo: in ospedale si sterilizza, in cucina si sanifica». Due versioni, quindi, piuttosto discordanti.

«E’ tutto ambiguo – aggiunge ancora amareggiato il gestore del Suschi Su – e sembra una cosa preparata a tavolino. Dispiace, perché lavoriamo con passione e attenzione. Prima di fare una cosa simile poteva chiamare i carabinieri o i Nas che sarebbero venuti a controllare e non utilizzare Facebook per screditare il lavoro degli altri. Ho quindici dipendenti tutti in regola, il locale funziona. Lunedì – conclude – con il nostro legale ci muoveremo per tutelare l’attività».

IL Corriere del Veneto – 27 agosto 2017

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