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Padova. Non vogliono fare i pensionati, medici in tribunale contro i Dg. Licata e De Faveri: «Possiamo restare almeno 3 anni»

Non se ne vogliono andare. In pensione. E’ dura per i «big» della sanità uscire di scena e così resistono, resistono, resistono, a suon di ricorsi al Tribunale del Lavoro. A salire sulla barricata, «non per motivi personali nè economici ma per il bene della struttura», sono Baldo Licata, da dieci anni responsabile dell’Anestesia al Sant’Antonio pur non essendone mai stato nominato primario, e Daniele De Faveri, capo dipartimento e direttore di Radiologia in Azienda ospedaliera, guidata da Claudio Dario.

Licata, personaggio molto noto in città perché figura storica della destra padovana ma anche protagonista di spettacoli di beneficienza e, al tempo che fu, presentatore di «Sali e Tabacchi» su Canale 5, è stato pensionato dall’Usl 16 con la prima delibera del 2015 firmata dal direttore generale Urbano Brazzale in base al decreto Madia. Che intima lo stop ai medici al compimento dei 65 anni, con deroga a 70 per universitari e primari. «Ma la legge 183, ancora in vigore, prevede che su precisa domanda si possa restare al lavoro fino ai 40 anni di servizio effettivo — spiega Licata — e io ne ho 37 e due mesi. Ho presentato domanda e anche ricorso al Tribunale del Lavoro, che ha celebrato le prime due udienze. Venerdì ci sarà la terza, spero decisiva, visto che il mio pensionamento dovrebbe iniziare il 7 luglio. Mi piacerebbe dare ancora qualcosa a questo mestiere e trovare un degno erede per la successione». In realtà l’Usl 16 ha già concluso il concorso per trovare il nuovo primario, che sarà ufficializzato a breve.

Diversa la posizione di De Faveri, 65 anni, che i 40 anni di servizio li ha raggiunti, ma in qualità di direttore di Unità operativa potrebbe prolungare l’incarico di altri cinque anni. Anche lui ha fatto ricorso al Tribunale del Lavoro. «Ho bruciato le tappe — racconta — mi sono laureato a 24 anni, a 25 sono stato assunto, a 30 ero già aiuto e a 32 primario. Se resto al mio posto economicamente ci rimetto, ma voglio garantire al reparto una successione in grado di mantenere l’operatività costruita in questi anni».

M.N.M. – Corriere del Veneto – 10 maggio 2015 

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