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Padova, ospedale nelle mani del commissario. Ieri la nomina. Consiglio straordinario in Regione. La stesura definitiva prevede di cedere prima i 350mila metri quadri già disponibili

Anche se deve ancora arrivare nella città del Santo, visto che farà ingresso a Palazzo Moroni domani, il prefetto Michele Penta porta già sulle spalle il peso di una scelta cruciale per il futuro della città. Sarà infatti il neo-commissario a decidere se l’iter del nuovo ospedale può procedere, o se occorre attendere l’elezione del prossimo consiglio comunale.

La lettera inviata sabato mattina dall’ancora sindaco Massimo Bitonci (il decreto di scioglimento non era stato emanato), per annunciare la cessione gratuita delle aree a Padova Est, tecnicamente è infatti una missiva non di «impegno» bensì di «volontà». Dunque un atto politico, per quanto di rilevante peso, privo però di effetti giuridici, se non sarà ratificato dal voto consiliare, motivo per cui i tosiani insieme al resto dell’opposizione chiedono la convocazione di un consiglio regionale straordinario: «Il timore è che tutto il procedimento rischi di fossilizzarsi nei meandri delle competenze e della burocrazia così che il nuovo ospedale non veda mai la luce».

Il pallino passa quindi in mano a Penta, 68 anni, originario di Napoli, dal novembre 2015 al maggio scorso commissario straordinario a Bolzano. Proprio al suo debutto in Alto Adige, il prefetto aveva dichiarato: «Ritengo che un commissario non possa mai impegnare la città su decisioni politiche». Il punto è proprio questo: un uomo che in una fase emergenziale esercita i poteri di sindaco, giunta e consiglio, può prendere una decisione riguardante un’opera strategica, che come tale travalica i confini dell’ordinaria amministrazione? C’è chi dice sì, ricordando «l’attivismo di Vittorio Zappalorto a Venezia o di Carlo De Rogatis a Cortina d’Ampezzo», che comunque non si sono mai spinti oltre il punto di non ritorno nei provvedimenti da lasciare in eredità. E c’è chi dice no, pronosticando per questo «una perdita secca di un anno sulla tabella di marcia», nella già decennale cronistoria di questa operazione.

Ad ogni modo sono questi gli umori che si raccolgono fra Regione, Azienda Ospedaliera, Università e Provincia, gli enti che insieme al Comune il 22 novembre avrebbero dovuto sottoscrivere la versione finale dell’accordo di programma sulla realizzazione dell’intervento. Ma a questo punto l’appuntamento potrebbe quanto meno slittare per consentire al commissario di insediarsi in municipio e studiare il dossier. «Tra i miei poteri rientra anche quello di sottoscrivere accordi del genere», afferma ora Penta, che un anno fa aveva tuttavia puntualizzato: «Mai nella storia un commissario ha assunto decisioni che potessero impegnare la città oltre il suo mandato».

Comunque sia la caduta di Bitonci è arrivata proprio a ridosso di uno snodo fondamentale nel tortuoso cammino del nuovo ospedale. La versione finale dell’intesa era infatti appena stata ultimata: mancavano appunto soltanto le firme dei partner e, nel caso del Comune, la successiva ratifica consiliare. Dopo mesi di discussioni, il testo era stato ripetutamente riscritto e sottoposto alla valutazione degli interessati, finché era stata trovata la soluzione. In sostanza il Comune avrebbe donato i 350.000 metri quadrati già disponibili, rinviando ad un successivo momento la cessione dei 170.000 gravati da ipoteca. I legali delle parti erano sicuri che per il via libera delle banche sarebbe servito non più di qualche mese. Adesso, chissà.

Angela Pederiva – Il Corriere del Veneto – 15 novembre 2016 

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