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Padova. Ospedale, serviranno 80 milioni per i rattoppi in attesa del nuovo. Flor: «Ambienti obsoleti». E gli operai (non pagati) si arrampicano sul tetto

Ci vorranno altri 80 milioni di euro — non sono i primi e non saranno gli ultimi che si spenderanno — per tenere in piedi la cittadella sanitaria di via Giustiniani in attesa del nuovo ospedale. Tra gli interventi programmati, rivela il direttore generale Luciano Flor, ci sono la ristrutturazione dell’Anatomia patologica, ora dispersa su quattro sedi e che nel giro di due anni dovrà essere concentrata solo al Giustinianeo con una spesa di 4,5 milioni, e la Pediatria.

Già finanziati, il restyling di Patologia Neonatale e la realizzazione della Terapia Intensiva (circa 2 milioni di euro a intervento) devono però aspettare il responso definitivo delle prove statiche sulla Clinica pediatrica.

«In base al verdetto decideremo se procedere al restauro per stralci o alla totale revisione del polo del bambino, con un’operazione più massiccia che può contare sui 15 milioni stanziati il 29 dicembre scorso dalla Regione — spiega Flor —. Tra un mese sapremo cosa fare. Quanto all’Anatomia patologia, è indispensabile garantire la sicurezza del personale, ora all’opera in ambienti obsoleti. L’ospedale deve continuare a lavorare tutti i giorni, finché non potremo contare su una nuova sede. Per ottenerla abbiamo bisogno di avere l’area dal Comune, di pubblicare il bando e di piantare la prima gru. Un team di esperti deciderà poi le modalità del finanziamento».

Sempre riguardo l’Anatomia patologica, che segue 85 mila pazienti di tutta Italia e stranieri, sta per arrivare una novità molto utile al malato. «Per evitare al paziente lo stress di un’attesa indefinita per il referto di esami importanti, come la diagnosi di tumore, invieremo sul suo telefonino un sms che lo inviterà a ritirare l’esito un dato giorno a un’ora precisa — spiega il primario, professor Massimo Rugge —. Così si risparmierà anche la coda allo sportello. Un secondo step prevede di comunicare sempre per sms all’utente un codice e le coordinate bancarie con cui pagare il ticket senza bisogno di venire in ospedale, più un sito e una password con cui sarà in grado di leggere direttamente il referto sul proprio pc, cellulare o tablet. In generale la media di attesa per il risultato di un esame nel nostro reparto è di dieci giorni, ma con il ricorso alla tecnologia potremo essere più precisi».

Restando in tema di lavori, ieri mattina cinque operai in distacco della Artedil di Rimini, che attraverso un subappalto alla cooperativa Siteco di Modena sta procedendo all’adeguamento antisismico delle piastre operatorie, sono saliti sul tetto del Policlinico con striscioni e bandiere di Cgil, Cisl e Uil per protestare contro il mancato arrivo di tre buste paga. «Non prendono lo stipendio da febbraio, circa 1300 euro al mese — spiega Sebastiano Grosselle della Fillea Cgil, che ha seguito la trattativa — e in più la Artedil ha mandato la lettera di licenziamento a tutti i 14 lavoratori, compresi questi cinque, coinvolti nell’appalto. L’azienda è stata commissariata e il giudice ha disposto il pagamento degli stipendi di marzo, ma i dipendenti si sono ritrovati pure senza un tetto, perché non viene più pagato loro nemmeno l’albergo. Ho parlato con la Siteco, che si dice disposta a versare le mensilità inevase». La Cgil ricorda che già un anno fa altri lavoratori di un subappalto non hanno percepito tutto il dovuto e annuncia un attento monitoraggio sulle ditte impegnate nell’opera di ristrutturazione dell’Azienda ospedaliera. «La triste consuetudine di fare appalti al massimo ribasso senza un controllo poi sui subappalti mette a repentaglio la sicurezza del lavoro, le retribuzioni e la stabilità dell’impiego — denunciano Emiliano Bedon e Raffaele Iannone della Cisl —. Chiederemo alla direzione di fare pressioni sulle ditte per riconoscere ai dipendenti le legittime aspettative».

Michela Nicolussi Moro – Il Corriere della Sera – 22 aprile 2016 

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